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Berlusconi deluso da Renzi: non sa tenere unita la sua maggioranza

Solo il via libera del Cav ha permesso di superare l'impasse sull'Italicum. E ora per Matteo c'è la grana candidature multiple
di Matteo Legnani domenica 9 marzo 2014

2' di lettura

La legge elettorale è “irreversibile. Ce la facciamo, la portiamo a casa. E sarà una vera rivoluzione”. Fin qui Matteo Renzi. A parole. Perchè nei fatti le cose sono andate molto diversamente. E la baldanza del neopremier s'è dovuta scontrare con le resistenze all'interno della sua maggioranza e del suo stesso partito. Tanto che nel tardo pomeriggio di martedì 4 marzo la proposta di riforma elettorale non era ancora arrivata in aula per la discussione che nelle intenzioni del presidente del consiglio dovrebbe portare alla sua approvazione entro venerdì. La riforma è gravata dalla bellezza di 550 emendamenti e in commissione Riforme continuano a chiedere tempo, con la prospettiva che l'esame parlamentare inizi non prima di mercoledì mattina che si fa di ora in ora più concreta. Alla fine, per sbloccare l'impasse sull'emendamento D'Attorre, quello che chiedeva l'applicazione dell'Italicum solo per l'elezione della Camera, è dovuto intervenire Silvio Berlusconi, che al termine del vertice di Forza Italia svoltosi in mattinata ha dato il suo via libera. Risultando, ancora una volta, il fattore decisivo nel prosieguio delle riforme costituzionali. Il leader di Forza Italia, nella nota con cui annunciava il via libera, non ha però risparmiato critiche al premier Matteo Renzi, dicendosi "rammaricato" della sua incapacità di tenere unita la sua maggioranza e di imporle la sua volontà, nella direzione degli impegni chiari che erano stati presi al Nazareno appena poche settimane fa. Un Renzi, insomma, che nonostante tutta la sua spavalderia, è ben lontano dall'avere quella padronanza dei suoi che il Cav ha sempre potuto sfoggiare. Ora, all'orizzonte del premier in fasce, si profila una nuova grana. E a dargliela è ancora una volta l'Ncd di Alfano & company: l’impasse riguarda le candidature multiple, fortemente volute dagli alfaniani, soprattutto alla luce degli scenari prospettati dagli studi effettuati dalla camera sulla base degli algoritmi per la ripartizione dei seggi, che sfavoriscono i piccoli partiti per l’elevata casualità della distribuzione a livello nazionale. Ncd, quindi, chiede di alzare il tetto massimo delle candidature multiple a 10, mentre l'accordo precedente ne prevedeva un massimo di 8. Si attende ora la risposta di Renzi. Sul punto, c'è la contrarietà di FI, ma anche di una parte del Pd. A tenere il filo delle trattative col premier Renzi, impegnato nella sua prima visita ufficiale all'estero, in Tunisia, c'è la bella ministra alle Riforme Maria Elena Boschi.

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