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Gregoretti, contro Matteo Salvini in aula dal Pd risate e versi del maiale: l'orrore sfuggito a molti

di Giulio Bucchi domenica 16 febbraio 2020

4' di lettura

L' aula del Senato alla fine accoglie la richiesta di autorizzazione a procedere nei fronti di Matteo Salvini per il caso Gregoretti. Il processo si farà. È stato lo stesso leader della Lega a evocarlo spiegando di «non avere paura», di confidare che un giudice riconosca la correttezza del suo operato: «Da ministro dell' Interno ho fatto il mio dovere, difendendo i confini nazionali». L' esito del plenum arriva al termine di una seduta carica di tensioni, culminata in una rissa tra il senatore leghista William De Vecchis e il grillino Marco Pellegrini. Si vota una volta sola. Quando la maggioranza respinge l' ordine del giorno di Forza Italia e Fratelli d' Italia contrario al procedimento giudiziario. Il gruppo del Carroccio non partecipa allo scrutinio e decide di lasciare l' aula. Il governo non si presenta proprio. Nessun ministro presenzia al dibattito. Non era obbligato, spiega la presidente Elisabetta Casellati, trattandosi di una materia prettamente parlamentare, ma l' assenza fa rumore. «Scappano», attacca Salvini. Che adesso rischia, in caso di condanna, l' incandidabilità per effetto della legge Severino. Leggi anche: "In tribunale tu e Vauro". Saviano esulta per Salvini a processo, coperto di insulti "Non scappo" - «La Costituzione prevede la difesa dei confini. Non era un mio diritto, ma un mio dovere», argomenta l' ex ministro dell' Interno intervenendo in Senato. «Ho scelto io contro il mio quieto vivere di andare davanti a un tribunale. Sono orgoglioso di aver salvato migliaia di vite umane. Confido nella terzietà dei giudici e, a differenza di altri, io non scappo. C' è bisogno di una cavia? Eccomi. L' unica mia preoccupazione non è per me, mi spiace per i miei figli, per le cose che domani leggeranno sul giornale..». Quindi cita Repubblica. E poi il nostro quotidiano: «Ricordo il titolo a tutta pagina "Cancellare Salvini". A mio figlio ho detto: "Nessuno vuole cancellare papa, è uno scherzo, sono giornalisti un po' burloni". Se fosse stato scritto da Libero quel titolo, sarebbero arrivati i caschi blu a rimuovere il direttore». Andare a processo non significa ammettere colpe, però. Il leader del Carroccio difende il suo operato: «La nostra politica migratoria di rigore ha salvato migliaia di vite umane: la strategia del buonismo e dei porti aperti, invece, ha portato a 15mila cadaveri in diversi anni». Il suo premio di consolazione è che il governo è agli sgoccioli: «Ormai il re è nudo, potete andare avanti qualche mese o settimana, ma in democrazia il giudizio lo dà il popolo. E io non ne posso più di passare per criminale, c' è un limite a tutto». Salvini aveva cominciato citando Ezra Pound («Se un uomo non è disposto a combattere per le sue idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee») e chiude con Indro Montanelli: «Sono orgoglioso di essere diverso». Nella Lega, però, c' è chi non è d' accordo: «Salvini non si faccia processare», è l' invito di Giulia Bongiorno. Quella dell' ex ministro è una difesa dell' istituzione parlamentare, più che della persona: «Attenzione», ammonisce l' aula, «a non abdicare del tutto al nostro dovere e ai nostri poteri». Il leader della Lega incassa la solidarietà di Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista dice di non vedere differenze tra il caso Diciotti e quello Gregoretti: «Salvini non ha messo in atto una sua politica personale che contrastava con la politica del governo. Nelle carte non ne trovo traccia». E comunque, spiega, Conte avrebbe avuto tutti gli strumenti per fermarlo: «Bastava convocare un consiglio dei ministri». Chiamato in causa, il premier tace. Parla il commissario dei Cinquestelle Vito Crimi: «Da mesi il capo della Lega vive in uno stato confusionale, è evidente. Basta ricostruire le sue dichiarazioni: prima rivendica di essere stato lui a decidere sul caso Gregoretti, poi grida al complotto, affermando che si è trattato di un' azione promossa da tutto il governo. Prima dice di volersi far processare, poi non vuole più, poi vuole di nuovo». Sul caso Gregoretti, «Salvini ha fatto un clamoroso errore politico, non credo che abbia commesso reati», dichiara Matteo Renzi al Tg2, «ma è lui a chiedere di essere processato. E noi lo accontentiamo». La corrida - Al solito, poi, il dramma finisce in farsa. E il dibattito parlamentare si trasforma in una corrida. «Alcuni colleghi quando parlava Salvini facevano versi da zoo, come la iena ridens, o il verso di quando si ammazza il maiale. So chi sono». denuncia il senatore della Lega Gian Marco Centinaio a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1. In realtà l' unico momento in cui Matteo si arrabbia sul serio è quando gli toccano la prole. Il capitato rivela di aver ricevuto un sms dal figlio («Forza papà») e dai banchi del Pd lo sfottono. «Abbiate rispetto. Non per me, ma almeno per lui», si incazza. di Salvatore Dama

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