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Toscana, quote trans nel feudo Pd e le femministe zitte

Nella regione guidata da Giani un bando riserva il 50% dei posti a donne e persone "non binarie". Col wokismo si ghettizza il genere femminile
di Fabio Dragoni venerdì 26 giugno 2026

3' di lettura

Donne, il femminismo è morto. Luogo dell’omicidio: la regione Toscana. L’omicida? Non è il maschio bianco, etero, patriarcale e di destra. Come tanto piacerebbe affermare ad alcune di loro. Ma più semplicemente il compagno che a parole vorrebbe tanto valorizzarle in base al merito. Nella Toscana di Eugenio Giani arriva il bando che certifica il tradimento. Si tratta dell’avviso pubblico per il corso di formazione professionale «C’è stoffa per tutti», finanziato con 128.000 euro di risorse regionali e finalizzato alla qualifica di tecnico della progettazione tessile. Un’iniziativa che dovrebbe valorizzare la tradizione manifatturiera toscana, l’innovazione digitale e la sostenibilità. Ma, in caso di domande eccedenti, il 50% dei posti viene riservato a un’unica categoria protetta: donne, persone non binarie e transgender.

Le donne – da sempre presenza storicamente rilevante – finiscono ghettizzate in questo “mondo alternativo” assieme ai non binari. Qualunque cosa essi siano. Donne non più protagoniste per merito, ma relegate in una corsia preferenziale ideologica. Equiparate a chi si autodefinisce fuori dal binarismo sessuale. E fuori dal binario? Si deraglia. Un meccanismo che non premia il talento ma lo marchia con un asterisco. Sia chiaro non c’è solo la Toscana. Nello sport uomini che si identificano in donne – o che hanno effettuato una transizione in tal senso – si divertono a stracciare le avversarie femmine: dai 100 metri in pista al nuoto. Vere donne allenatesi per anni truffaldinamente superate da chi conserva il testosterone. Perché nessuno nasce in un corpo sbagliato. Il risultato non è l’inclusione: è la cancellazione della categoria femminile. Chissà perché non avviene mai l’inverso.

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Una deriva autodistruttiva già descritta da Federico Rampini. In tante università americane i potenziali nuovi studenti sono soliti barrare nei questionari di ingresso alla casella “sesso” (pardon “genere”) l’opzione “non binario”. Cioè qualcos’altro rispetto all’uomo o alla donna. Ed è più facile essere ammessi. Come appunto in “c’è stoffa per tutti” in Toscana. Toscana non nuova a queste scemenze. Vedasi l’imbarazzante bagno gender neutral in una scuola in provincia di Grosseto dove potevano accedere (nell’ordine) i disabili, coloro che si identificavano nel robottino di android, gli uomini (o donne?) vestiti da Batman (e perché no Superman?), una donna incinta (quindi partoriscono solo le donne, vero sinistrati?), normalissimi uomini e donne (puahh), chi si identifica in una sirenetta, una donna indiana, un non meglio identificato theriano (uomo che si identifica in un animale e che quindi indossa una maschera), un marziano ed un uomo vestito da donna. Non sono categorie messe lì a caso: sono le undici icone riportate in quella porta. Col ditino indicate dalla sorridente assessora regionale alle pari opportunità Alessandra Nardini. Il Partito Democratico ha abbracciato questa roba da decenni.

«Non vi seguo più», scriveva in una lettera un operaio a Fabio Mussi, esponente del Pci che decise di non seguire una delle tante transizioni (anche queste ormonali) di Botteghe Oscure. Nella prima si trasformava da Partito Comunista a Partito Democratico della Sinistra. «Parlate solo di finocchi, negri e carcerati», scrive l’operaio incazzato. Parole terribili ma che nella loro brutalità inquadravano l’involuzione della sinistra culminata nel non proprio fortunatissimo slogan elettorale del 2022 di Enrico Letta : «Evviva le devianze». Una deriva che non tracima solo geograficamente. Il meccanismo è sempre lo stesso. Un parastato fatto di enti, associazioni, fondazioni e Ong riserva ruoli a determinate categorie di persone. E giù a incasellarle in stereotipi.

Quelli che loro a parole vorrebbero combattere. Si definiscono “nuove competenze” e si costruiscono corsie preferenziali per assumere gli incasellati. Poi lo Stato incorpora queste prassi (come appunto il bando in Toscana). Infine si adeguano le aziende private nella fregola di apparire progressiste. Le famose pratiche DEI (Diversity, Equity Inclusion). Il risultato? Zero meritocrazia. Ingegneria sociale istituzionalizzata. Egemonia culturale teorizzata da Gramsci. Il femminismo delle origini – quello che chiedeva pari diritti sulla base del merito e della realtà biologica – è ucciso. Non dai suoi nemici immaginari, ma dai suoi sedicenti alleati. I compagni!

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