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La mossa di Napolitano:un discorso bipartisanper restare al Colle?

Re Giorgio conferisce l'incarico a Bersani e ne resta il garante. Ma loda il tenetivo del Pdl per un governissimo. Cerca voti per la rielezione?
di Ignazio Stagno domenica 24 marzo 2013

Giorgio Napolitano

2' di lettura

Il presidente Giorgio Napolitano durante il discorso che ha seguito l'attribuzione dell'incarico esplorativo a Pier Luigi Bersani è apparso tremendamente lucido. Un presidente sicuro di sè e che sembra l'unico ad avere le idee chiare in questa bufera istituzionale. Uno tra i pochi ad aver capito da subito che la tattica dei democratici - inseguire il Movimento 5 Stelle - non porterà a nulla. Re Giorgio ha usato parole indirettamente dure con Bersani, accusato di fatto di non aver dato vita ad un governo di grande coalizone con il Pdl perché ci sono di mezzo antiche ruggini. Quello di Napolitano è apparso un discorso saggio. Auspicava un governissimo, un'intesa tra le due maggiori coalizioni. Ma Bersani, testardo, cerca la morte solitaria in parlamento e rincorre disperato il Movimento 5 Stelle. Riconoscimento pubblico - Le parole del presidente - che oggi risulta essere il primo garante di Bersani, al quale ha comunque affidato l'incarico di formare un governo - hanno rincourato Silvio Berlusconi e il Pdl. Il Capo dello Stato ha riconosciuto pubblicamente il tentativo di dialogo portato avanti dagli azzurri nel corso delle consultazioni, e ha rimarcato le ripetute chiusure dei democratici. Un discorso lucido, quello di Napolitano. Ma non solo. Forse è stato anche un discorso "tattico". Già, perché nonostante le chiusure sulla possibilità di rielezione alla presidenza della Repubblica, resta la possibilità che Napolitano venga scelto ancora. O che quantomento i partiti continuino il "lavoro ai fianchi" per farlo retrocedere dalla posizione. Nonostante le dichiarazioni, potrebbe essere stuzzicato dall'idea di essere ancora l'inquilino del Colle. Magari non per un settennato (e infatti Napolitano ha più volte insistito sui problemi legati alla sua età). Magari solo per quel paio d'anni che serviranno a portare l'Italia fuori dalla palude economico-istituzionale. Al voto - Tra poco si voterà per il nuovo presidente della Repubblica. Nel caso il suo nome fosse nel novero degli eleggibili, col discorso di oggi, venerdì 22 marzo, oltre al probabile appoggio di ampi settori del Partito Democratico si è assicurato - almeno in potenza - parte del consenso del Pdl. Oggi più che mai Napolitano risulta essere una figura di garanzia, anche per gli azzurri, spaventati dal Parlamento più forcaiolo della storia e dalla prospettiva di un presidente della Repubblica eletto, di fatto, in concorso tra grillini, democratici e vendoliani. Non a caso, nelle ultime settimane le dichiarazioni di Napolitano sul tema giustizia, nei giorni caldi della "guerriglia" tra Berlusconi e le toghe, sono suonate come parole volte a risolvere lo scontro istituzionale. Ora, Napolitano, attenderà un nuovo endorsment. Attenderà che venga fatto il suo nome per la presidenza della Repubblica. Non è mai troppo tardi per cambiare idea. Anche perché se non dovesse restare al Colle, Re Giorgio, tornerà senatore a vita, in uno scranno tra quelli di Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti.

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