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Maroni sbrocca: "Solo un pirlachi dice che la Lega è morta"

Il segretario prova a radunare i suoi e avverte i "bossiani": "Chi non è d'accordo con me può andarsene. Basta piangersi addosso"
di Ignazio Stagno domenica 23 giugno 2013

Bossi e Maroni

2' di lettura

"Chi tra i leghisti afferma che la Lega è morta, è un pirla". Roberto Maroni con una lettera indirizzata a tutti i militanti prova a respingere la tensione che si respira da parecchie settimane in via Bellerio. La guerra per la leadership con Umberto Bossi ha stancato il segretario che serra le fila e prova a guardare avanti cercando anche di fare "pulizia": "Chi fra i leghisti dice che la Lega è morta è gente che Bossi chiamava 'lumaconi bavosi', per me sono solo dei poveri pirla. Bene, questa gentaglia è avvertita: chi vuole distruggere la Lega sarà distrutto", ha scritto Maroni. Il governatore della Lombardia guarda al futuro: "Adesso si riparte a discutere di cose concrete e non di menate di cui siamo stufi. Non accetto più polemiche e diffusione di attacchi personali". Intanto, però, il duello a distanza col Senatùr non è finito. A chi lo ha accusato di aver mantenuto una linea troppo morbida con l'ex leader, Maroni ripsonde così: "Siamo stufi di queste menate interne, di queste interviste degli uni contro gli altri: mi è stato chiesto da tutti di fare il segretario, di farlo anche più cattivo di quanto l'ho fatto finora. Adesso basta piangersi addosso". Maroni cerca anche di rafforzare la sua posizione da segretario e invita chi non è d'accordo a farsi da parte: "Io sono il segretario federale, c'è una linea politica - ha detto oggi Maroni  parlando coi giornalisti in Regione - Chi non è d'accordo si può accomodare fuori, il mondo è grande". Una bordata questa rivolta probabilmente a Bossi del quale il segretario del Carroccio dell'Emilia Romagna, Fabio Ranieri, ha chiesto l'espulsione. Il Senatùr tiene duro e contrattacca: "Io non mi dimetto nè sarò espulso. A chi lo chiede rispondo con una pernacchia. Non amo chi espelle. Queste decisioni spaccano il Movimento. E' una regola che vale per tutti". Infine Bossi non vuole sentir parlare di parricidio: "Maroni non è mio figlio e io non sono suo padre". La guerra continua. (I.S.) 

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