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Pd, il capogruppo Speranza: "I voti del Cav non sono di serie B"

Dopo Franceschini, Bindi anche il capogruppo alla Camera vuole il confronto con i moderati
di Lucia Esposito domenica 7 aprile 2013

2' di lettura

  Mezzo Pd vuole fare l’accordo col Pdl. I democratici sono agitati come un mare in tempesta e l’iniziale spaccatura tra renziani e bersaniani si sta trasformando in un pesante isolamento del segretario. A lanciare il primo, importante, forte segnale è stato Dario Franceschini, ex segretario ed ex capogruppo alla Camera che, davanti agli otto punti lanciati da Silvio Berlusconi ha sollecitato il dialogo. Ma forse, ancora prima, seppur tinto di giallo c’era stata l’uscita di Rosy Bindi che in un colloquio con il Secolo XIX avrebbe ammesso:  «Pier Luigi ci tiene in ostaggio. Non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva». L’ex vicepresidente della Camera si è affrettata a smentire («sono stata avvicinata per strada da un signore che neanche sapevo fosse un giornalista), ma il quotidiano invece ha confermato i virgolettati  pubblicati. Tra la Bindi e la direzione del Secolo il botta e risposta è proseguito tramite la portavoce, con la presidente Pd che smentiva e le direzione del giornale che confermava quanto scritto. Un giallo e un dramma acuito dal silenzio opprimente e ostinato del segretario che forse si sta preparando all’incontro con Silvio Berlusconi di giovedì prossimo. Forse medita sulle parole di Franceschini:  “Anche se negli otto punti di Berlusconi c’è molta propaganda, sono idee da mettere sul piano del confronto». E dire che Franceschini è sempre stato considerato uno dei più antiberlusconiani... A isolare  Bersani c’è pure l’uomo nuovo in campo per la segreteria: Fabrizio Barca, ministro in carica del governo Monti, ma da sempre vicino ai democrats e gradito anche a Sinistra e Libertà di Vendola. Il capogruppo apre -  All’invito di Franceschini se ne aggiunge un altro, altrettanto forte, che è quello del capogruppo del Pd  alla Camera Roberto Speranza che al Corriere della Sera dice: “La legittimazione di Berlusconi arriva dai voti , i nostri non sono di serie A e i loro di serie B. Il tema del dialogo è fuori dubbio, Bersani stesso si è detto pronto a incontrare l’ex premier. Il punto è l’esito, la formula politica è quella di un governo che conti in primis sulla forza parlamentare del centrosinistra e che sia capace di interpretare la domanda di cambiamento, anche oltre i confini del nostro schieramento. Quello che è chiaro  è che l’alternativa non può essere voto anticipato o alleanza stretta Pd e Pdl”.  

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