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Centrodestra, Tosi: "Mi candido, ma voglio primarie di coalizione"

Il sindaco di Verona, leghista, il 6 ottobre a Mantonva lancerà la sfida al Pdl: "Sono gli elettori a dover scegliere il leader". Sarà lui l'anti-Renzi?
di Michele Chicco domenica 15 settembre 2013

2' di lettura

Flavio Tosi è pronto per guidare il centrodestra e lancia la sua candidatura: il 6 ottobre al Palabam di Mantova ufficilizzerà la sua, personale, discesa in campo. Tutto a patto che ci siano le primarie perché il sindaco di Verona sa che senza il consenso della base militante ogni progetto rischia di naufragare. "Credo che la mia Fondazione sia semplicemente uno stimolo, giusto, perché anche all'interno del centrodestra si tengano le primarie". Sarebbe una novità per il centrodestra italiano che ha avuto, in questi anni, Silvio Berlusconi suo leader naturale, ma che adesso è costretto a riflettere su una sua eventuale successione. Tosi allarga la rosa di pretendenti alla guida della destra post-berlusconiana e arriva dopo Gianfranco Rotondi che ha promosso la sua autocandidatura nei giorni scorsi.  Elettori - "Visto che prima o poi si tornerà al voto - ha detto Tosi - e considerato che si dovrà individuare un candidato premier, trovo giusto che siano gli elettori di centro-destra a tornare protagonisti". Partecipazione necessaria, secondo il sindaco di Verona, perché "questa legge elettorale e la partitocrazia hanno allontanato gli elettori dal voto, quello delle primarie è uno strumento, un metodo per riuscire a coinvolgerli di nuovo,  facendo in modo che siano gli elettori a scegliere. Anziché qualcuno che glielo cala dall'alto". Delfino - Tosi è deciso a conquistare la leadership del centrodestra e con la convention del 6 ottobre punta a raccogliere attorno a sé "le persone che ci credono per spingere questa iniziativa". A Mantova arriverà la sua candidatura, il suo programma e, soprattutto, la richiesta di primarie di coalizione. La consultazione tra militanti ed elettori potrebbe incoronare Tosi come legittimo avversario di Matteo Renzi, ricordando a tutti che l'Italia è, alla fine, il Paese dei Comuni. E la corsa a Palazzo Chigi un affare da sindaci. 

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