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Renzi: "Salvare Berlusconi? Non esiste. Al voto lo asfaltiamo"

Il sindaco getta la maschera: "Riforma elettorale, poi le urne. Berlusconi teme di perdere". Poi l'ordine: "Fatelo fuori"
di Andrea Tempestini domenica 15 settembre 2013

Matteo Renzi

2' di lettura

Accolto come una star, Matteo Renzi, alla festa democratica di Sesto San Giovanni, periferia di Milano, l'ex Stalingrado d'Italia. Scatta il coro: "Matteo, Matteo!". Ma lui esordisce così: "Non sono né una superstar né un punto di riferimento. Anzi il fatto che io sia uno dei candidati dice quanto siamo messi male. Se c'è qualcuno abituato a salire sul carro per convenienza sappia che noi siamo abituati a farli scendere". "Lo asfalteremo" - Ma dopo il bagno di finta umiltà, Renzi getta la maschera. "A Berlusconi conviene restare nel governo, ha paura delle elezioni perché sa che se andiamo al voto asfalteremo il Pdl". Il rottamatore, insomma, vuole le urne, e di conseguenza, anche se non può dirlo, il crollo delle larghe intese e del governo Letta. La sua frase viene accolta da un vero e proprio boato: anche la base democratica vuole far fuori il Cav e tornare, subito, alle urne. Renzi poi sottolinea: "Salvare Berlusconi? Non esiste alcuna possibilità". Un chiaro invito ai democratici in Giunta elezioni: prendete la mira, aprite il fuoco e fatelo decadere. Bordata a Bersani - Il sindaco di Firenze parla poi proprio dell'esecutivo: "Non ci fanno fare i salti di gioia - ha spiegato -, ma la prima cosa da fare è una legge elettorale degna di questo nome. E solo questa può mandare in pensione il governo delle larghe intese". Prima la riforma del porcellum, insomma, e poi la crisi e le urne. Quindi parla della sua prossima e probabile corsa verso Palazzo Chigi: "Non mi preoccupano gli endorsment dei vecchi né dei nuovi amici, mi preoccupa che il Pd sia consapevole del casino in cui siamo. Se c'è il governo delle larghe intese è colpa nostra - ha aggiunto - perché abbiamo perso le elezioni mettendoci a disquisire di giaguari e di tacchini". "Partito aperto" - Dopo la bordata contro l'ex segretario Pier Luigi Bersani, che nella corsa alla segreteria ha fatto sapere di schierarsi con Gianni Cuperlo, Renzi parla ancora del suo partito: "Il Pd che vogliamo noi deve essere non il partito della chiusura, ma dell'apertura, dell'innovazione, deve essere il partito che non sta in un museo delle cere ma che sta sulla frontiera".

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