Ma è serio?

Roberto Speranza, "su una pandemia non si fa": lo ha detto davvero, come si copre di ridicolo al Senato

Tre mozioni di sfiducia, tutte e tre respinte. Si parla di Roberto Speranza, che resta al suo posto, quello di ministro della Sanità. "No" alla sfiducia anche di Lega e Matteo Salvini. Ma il leader, a caldissimo e subito dopo il voto, ha detto chiaro e tondo che preferirebbe Pierpaolo Sileri al dicastero: "Tutta la vita", ha tagliato corto Salvini. Insomma, la guerra al ministro non è certo finita. 

 

E su Speranza, inoltre, incombono le inchieste della procura di Bergamo sulla mancata zona rossa ad Alzano e Nembro, agli albori del coronavirus in Italia. E ancora, nell'ambito della stessa inchiesta, i dubbi, man mano crescenti, circa il mancato aggiornamento del piano pandemico e i dubbi relativi al ruolo dell'Oms nel coprire la vicenda. Insomma, l'esponente di Leu ha parecchie gatte da pelare. Moltissimi fronti sul quale presto potrebbe risultare scoperto.

Ma tant'è, Speranza ha incassato la non-sfiducia. E nel corso del suo intervento al Senato è riuscito ad affermare anche quanto segue: "Non si fa politica su un'epidemia". Sogno o son desto? Già, la frase è davvero storta. O gli è uscita male, o Speranza non ha pensato a quanto si esponesse con siffatta presa di posizione. Proprio lui, che nel bel mezzo della pandemia, quando la prima ondata era conclusa e si sperava che il capitolo-Covid fosse archiviato, vergò un libro, quel Perché guariremo la cui uscita fu cancellata alla vigilia. Già, la seconda ondata infuriava e quel libro era ciò che di più fuori luogo si potesse immaginare.

 

Insomma, scrivere un libro sulla pandemia, libro firmato da un politico, è esattamente fare politica sull'epidemia, ossia ciò che Speranza ha detto che non si dovrebbe fare. Ma non solo. Perché in quello stesso libro, Speranza aveva scritto che il coronavirus era una grande opportunità di rinascita per una sinistra che - sintetizziamo - avrebbe potuto davvero essere vicina al popolo in un momento di difficoltà. E "far politica su un epidemia" più di così, forse, è impossibile...

 

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