Fratelli coltelli

Luigi Di Maio, lo sfogo contro Giuseppe Conte: "Ma chi lo vede? Sempre a rimorchio di Marco Travaglio"

Giuseppe Conte? Manco lo vedo, è sempre in coda. Va a rimorchio di Marco Travaglio”: è la confidenza che Luigi Di Maio avrebbe fatto ai suoi collaboratori. A riportarla è Augusto Minzolini, che nell’editoriale odierno su Il Giornale ha messo in evidenza come, dal punto di vista politico, il ministro degli Esteri stia mangiando l’ex presidente del Consiglio. Il quale, una volta lasciato Palazzo Chigi, ha imboccato il viale di un lento e inesorabile grillino: stanno emergendo tutti i suoi limiti in qualità di politico che è bravo solo nell’arte del galleggiare, non riuscendo a imprimere una svolta al M5s né a tenere il passo di Di Maio. 

 

 

Minzolini lo definisce un “oggetto misterioso” anche per buona parte del Movimento stesso, con i grillini che iniziano a interrogarsi sempre di più se Conte sia davvero il punto di riferimento che credevano. “Gioca di rimessa, è sempre in retroguardia - ha sottolineato Minzolini - perché non sa che dire, non è sul pezzo. Tanto che lo stesso Di Maio, con i suoi, non se ne preoccupa”. Il ministro ha messo in grossa difficoltà Conte nel dialogo con il Pd con la sua lettera di scuse all’ex sindaco dem Simone Uggetti, assolto dall’accusa di turbativa d’asta dopo cinque anni in cui i grillini lo avevano massacrato, gioendo per il suo arresto. 

 

 

In pratica Di Maio, da vero democristiano, si è posizionato a metà strada tra i manettari e i garantisti, predisponendosi come figura di interlocuzione istituzionale sul tema della giustizia. Di conseguenza Conte è rimasto sempre più solo, perché ormai il sostegno di Travaglio non può essere considerato come tale, essendo diventato stucchevole.