Colare a picco

Cesare Salvi, l'ex ministro demolisce i compagni: "Da Berlinguer a Monti, così i comunisti hanno tradito se stessi"

Alberto Fraja

Sei milioni di voti persi. Per la precisione 5.958.242. È il patrimonio di consensi dilapidato dal Partito democratico negli ultimi dieci anni. Dal 2008 al 2018. I post comunisti non pensano ad altro. E, soprattutto, continuano a discutere e dividersi sulle domande che questa caduta libera porta con sé: come è potuto succedere? Cosa abbiamo sbagliato? Com' è possibile recuperare gli elettori persi? Che poi da due lustri gli eredi del Pci governino comunque il Paese pur avendo confezionato una tranvata elettorale via l'altra, è un altro paio di maniche. È la Costituzione bellezza. Nelle democrazie parlamentari funziona così: i governi si fanno in Parlamento mercanteggiando maggioranze. Con buona pace della populace sovrana. Tornando all'emorragia di schede elettorali, prova a spiegarne la ragione in un agile ed efficace libretto titolato Dal Pci al Pd. Brevi note sulla scomparsa della sinistra italiana (Rogas Editore, euro 5,70) uno che del Partitone rosso e della sinistra in generale conosce vita (lunga), morte (apparente) e miracoli (non pervenuti): Cesare Salvi. Salvi è un signore che ha frequentato a lungo il Palazzo e i luoghi dove si vuole ciò che si puote. Dirigente di lungo corso del Pci prima, del Pds-Ds dopo, partito che abbandonerà a seguito della nascita del Pd fondando con altri compagni Sinistra Democratica, è stato tra l'altro ministro del Lavoro dal 1999 al 2001.

 

 

FORMIDABILE 1976
A suo parere l'alpha dell'inesorabile dileguamento di suffragi in favore di quello che pure è stato il più forte Partito Comunista d'occidente, è da individuare nella strategia della solidarietà nazionale o compromesso storico che dir si voglia e al sostegno accordato, anni dopo, dal Pd al governo Monti. Partiamo dalla prima causa. È il 1976 e a parere di Berlinguer li, del rinnovamento culturale: esprimeva la speranza in un futuro migliore. Ma a questa spinta per il cambiamento la risposta furono i governi democristiani presieduti da Giulio Andreotti, governi che portarono nulla al mondo del lavoro». Anzi, il Pci sembrò «consenziente alle politiche moderate di contrasto alla stagflation (il problema centrale del capitalismo di quegli anni), con la «svolta dell'Eur» della Cgil e con la ambigua teorizzazione della «austerità», che venne intesa come sostegno alla «politica dei sacrifici».

 

 

CON I BANCHIERI
Quanto al sostegno al governo Monti, Salvi va giù piatto. «Defenestrato Berlusconi con una lettera di due banchieri centrali, era pronta, per le elezioni anticipate che sembravano imminenti, un'ampia coalizione guidata dal Pd, potenzialmente vincente su una destra divisa e depressa», ricorda l'autore del libro . «Come si sa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano propose una soluzione diversa: il governo di Mario Monti. ll Pd non solo la accettò, e tenne in piedi il governo per l'intera parte rimanente della legislatura, ma ne divenne il più entusiasta sostenitore, votando il fiscal compact, l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e le leggi sul lavoro, con l'eliminazione delle clausole dai contratti a tempo determinato e con la prima manomissione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, e la riduzione delle pensioni». Seguì la dissennata campagna elettorale del 2013, condotta con battute macchiettistiche e proclamando il sostegno all'«agenda Monti». Risultato? Il Pd di Bersani perse 8 punti rispetto a quello di Veltroni. E, successivamente, dopo un quinquennio privo di idee diverse da quella di stare comunque al governo, il 2018 fu l'anno del secondo grande terremoto del sistema politico italiano: l'anno del Movimento 5 Stelle e del primato della Lega a destra. Una sconfitta ampiamente prevedibile, per Salvi, considerato che con il sostegno al governo Monti giunse a compimento «il progressivo sradicamento del Pds, e poi del Pd dalla base sociale del Pci, che era formata prevalentemente dalla classe operaia e altri ceti popolari e dal ceto medio intellettuale». Era nata la sinistra di salotto cara ai poteri forti.