Sparare nel mucchio

Pd, la sinistra sa di perdere e passa agli insulti: aggressione democratica

Renato Farina

Che sta succedendo a sinistra? La parola d'ordine è usare la parole come spranghe. Fino a indurre una ferocia ungulata in chi meno te l'aspetti. Impossibile non saltare sulla sedia a leggere: «Giorgia Meloni vuole apparire moderata, ma è stata rivoltante a Cagliari e in Spagna: utilizza la comunità Lgbt+ da bersaglio, come il fascismo usava la comunità ebraica». Accidenti quanta violenza contro una donna, non vale più il principio "chi sono io per giudicare?", caro onorevole Alessandro Zan. Il candidato seduto sul burro di un seggio sicuro, capolista Pd a Padova e Rovigo, dice proprio così. Niente più borotalco, ma lingua chiodata come scarponi da montagna. Cambio di paradigma, guerra civile embrionale, con il chiaro invito a considerare la coalizione di centrodestra quasi sia la riedizione dell'asse nazi-fascista. Ma la battaglia Lgbtqqia+ non doveva essere dolce e gentile come i delicati colori della bandiera sventolante al gay pride?

 


 

L'ACRONIMO - (A capo e aprendo la parentesi. Qui tocca, e lo si fa volentieri, colmare le lacune dell'acronimo usato dal Pd, rimediando alla discriminazione verbale piuttosto razzista di Zan. Si dice e si scrive in modo politicamente corretto Lgbtqqia+. Lo sanno anche i bambini dell'asilo che all'antiquata sequenza Lgbt+ vanno aggiunte «due Q per le soggettività queer e/o gender questioning, la I per le persone intersessuali, la A di asessuali», vedi la Treccani. Chiusa parentesi). Come mai questa trasmutazione del dialogante Zan? Lui sostiene di reagire al «disprezzo rivoltante» manifestato da Meloni a Cagliari nei confronti dell'attivista gay.  Balle. Giorgia ha risposto con squisita tolleranza, sconosciuta altrove, anche se non si interrompono mai i comizi degli altri, esponendo con mite ironia la propria concezione della famiglia: quella fondata sul matrimonio coinvolge un uomo e una donna, e la legge già consente le unioni omo, accontentarsi please. Posizioni espresse serenamente in Parlamento. E allora che è successo? Semplice: Zan si è fatto crescere le zanne da lupo obbedendo a quello che Giovannino Guareschi chiamava il "contrordine compagni". 

 

 

I COMPAGNI - Enrico Letta infatti in una intervista a Repubblica ha diramato la consegna ai comprimari, fingendo di parlare di sé stesso: «Ho deciso di essere meno buono». Meno buoni? Allora, più cattivi. Anzi cattivissimi. Sulla base di quali ragioni? «Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono estrema destra». Questo l'ha detto in una esternazione domenicale a El País, che sceglie questo titolo: «El Segretario General del Partido Democrático italiano: "Sila extrema derecha gana en Italia, Europa se contagerá"». El General Enrique fa rimbalzare via Twitter la sua traduzione in italiano: «Se l'estrema destra vince in Italia, ci sarà un contagio in Europa, dico a @el_pais». Chiaro il concetto? Messaggio ricevuto anche lassù in Veneto? Con la vittoria di Meloni & Camerati si va verso una riedizione postmoderna del Quarto Reich. Infatti, e qui traduciamo noi: «In materia di diritti hanno un'idea di famiglia secondo il modello ungherese di Orban. Sì, questo è essere estrema destra». L'analisi di Letta, ripetuta a pappagallo da Zan, è che i giovani si identificano tutti con l'ideologia e i costumi sessualmente fluidi dei Maneskin, cioè vogliono l'uguaglianza anche nel diritto al matrimonio e alla procreazione delle coppie senza distinzioni di sesso. Infatti il sesso non esiste, c'è solo "il genere": etero, gay, lesbiche, bissessuali, trans, queen, asessuali, eccetera pari sono e devono essere anche in queste materie.

 

 

 


SOPRUSO - Sono posizioni legittime in democrazia. Ma diventa sopruso vergognoso imporre questa visione dichiarandola universale, altrimenti sei un estremista, un nazi-fascio-omofobo. È il dogma del gender. Ciascuno ha il diritto di scegliere fluidamente la propria identità come gli pare e piace, e deve educare i figli secondo questa visione, altrimenti peste lo colga in quanto negazionista. Il gender - prevedeva il ddl Zan, oggi riproposto come punto fondante del programma Pd - dev' essere promosso in tutte le scuole statali e no. Attento amico Letta, ricordati di Dante. Il Sommo Poeta manda all'Inferno (V Canto) Semiramide, la regina assira che libito fé licito in sua legge. La sua colpa non fu tanto la lussuria, ma fu sprofondata perché «dichiarò lecito, permesso dalla legge, ciò che a ciascuno piacesse» (parafrasi di Natalino Sapegno, ipse dixit). Un conto è non entrare nel letto degli altri, altra cosa è costringere a pensarla così. Quanto espresso da Meloni, Salvini e da gran parte di Forza Italia oltre che dai Moderati di Lupi, del resto coincide - a proposito di famiglia, matrimonio, utero in affitto, gender - con quanto da sempre sostiene la Chiesa, confermata ancora da papa Francesco. Che paradosso. La leadership del Pd è tutta di origini democristiane (Letta al Nazareno e al governo Franceschini e Guerini), ma ha spremuto dall'ideologia comunista il concetto meno democristiano che esista: centralismo democratico, obbedienza da Ottobre rosso, anche se il gonfalone è l'Arcobaleno, dove com' è noto il bianco non c'è. E il povero onorevole Zan, omonimo della legge Zan, si è sentito investito più di ogni altro, nomen-omen, da un compito immane: essere cattivo e trattare da fascio-nazisti, sbattendoli fuori dalla civiltà, chi osa pensare diversamente. Dare dell'estremista pericoloso all'avversario significa trasformare l'esercizio democratico in un duello rusticano. Non dev' esserci da ammazzare nessun compare Turiddu.