Gira voce a Villa Grande...

Silvio Berlusconi, il ritorno di Gianni Letta e Confalonieri

Pietro Senaldi

«Il comportamento di Giorgia Meloni è supponente, prepotente, arrogante, offensivo. Non ha nessuna disponibilità al cambiamento, è una con cui non si può andare d'accordo». Il giorno dopo lo strappo, anziché la ricucitura  tra il leader e fondatore di Forza Italia e la leader e fondatrice di Fratelli d'Italia, nonché premier in pectore, è andato in scena lo psicodramma del bigliettino, con la rabbia del Cavaliere appuntata a mano mentre infervorava lo scontro in Senato sull'elezione di Ignazio La Russa. Berlusconi, tra gli altri modi, si è sfogato anche così, mettendo nero su bianco il proprio sprezzante disappunto verso l'alleata, se ancora si può chiamare così. «Hai dimenticato di scrivere una cosa: non sono ricattabile», ha aggiunto lei a ora di cena, dopo che invano il nuovo presidente di Palazzo Madama aveva fatto, fin dal secondo giorno dal proprio insediamento, una piccola deroga all'etichetta, che lo vorrebbe super partes, e aveva chiesto all'amico di sempre una rettifica al proprio pensiero olografo.

 

 

 

 

Già, perché alla grande tempesta non è seguita la quiete leopardiana raccontata dalla poesia, che vorrebbe "ogni cor rallegrarsi in ogni lato". Una bonaccia interlocutoria ha almeno consentito in mattinata l'elezione del leghista Fontana a capo di Montecitorio senza manifeste spaccature della maggioranza, ma è stata squarciata dal fulmine serale di Giorgia. Si partirà con l'avventura del governo di destra-centro, perché tutti lo vogliono e sarebbe suicida non salpare, ma prima di mettere la barca in mare bisogna individuare meglio la linea di galleggiamento e trovare un refolo di vento in poppa che le consenta di iniziare la navigazione. Un'operazione che non può prescindere da un nuovo chiarimento, faccia a faccia, tra Berlusconi e la Meloni. Avverrà dopo il fine settimana, quando si auspica che saranno decantate la tragedia del bigliettino e quello del mancato sostegno azzurro a La Russa.

 

 



LO STILE GIORGIA 

Il Cavaliere si sente maltrattato e teme di essere sottostimato nella compagine di governo. Giorgia ha deciso che il suo stile di guida sarà diverso da quello di Silvio, non si farà concava e convessa, indicherà la linea, tratterà, arriverà a patti ma non è disponibile a giochetti, mercanteggiamenti o «ricatti», come li chiama lei. Un atteggiamento che le ha permesso di trovare un'intesa con Salvini, e infatti la Lega, dopo la presidenza di Montecitorio, incasserà molto all'esecutivo, la qual cosa consentirà al capo del Carroccio di guadagnare tempo e punti, anche rispetto a chi dentro il suo partito lo critica. Quanto a Forza Italia, le sconfitte non compattano, anche se ieri erano tutti riuniti intorno al tavolo di Villa Grande, a pranzo: Berlusconi, Tajani, Ronzulli e Gianni Letta, per concordare la strategia nel governo e i ministri da suggerire alla leader di Fdi. È il motivo del contendere, perché, dicono gli azzurri, Giorgia non avrebbe ancora fatto sapere le sue intenzioni e per ora l'unica casella certa per gli azzurri è Tajani agli Esteri, "ma perché serve a lei, non per fare un favore a noi" è la lettura dei berluscones.

 

 

 

C'è chi dice che il partito è diviso tra chi è vicino a Silvio e alla Ronzulli, e quindi guarda a Forza Italia, e chi avrebbe una visione più romanocentrica, come il vicepresidente che attende di insediarsi alla Farnesina. Gli interessati gettano ettolitri di acqua sul fuoco, ma perfino una cosa così importante come gli equilibri interni diventa secondaria in questo momento critico, specie dopo l'uscita serale della Meloni, che nei fatti ha declassato il pranzo di Villa Grande da vertice programmatico a colazione tra ottimisti. Resta il punto di come fare pace con Giorgia, che è riuscita a dividere il fronte forza-leghista, e come stringere un'intesa che regga. Berlusconi ha mandato i suoi a votare Fontana come tangibile segnale di volontà di ricucire, ed è possibile che le defezioni che si sono registrate nel centrodestra non siano attribuibili ai suoi. In questi giorni Salvini ha svolto l'inedito ruolo di mediatore tra i litiganti, ma non può essere lui l'uomo delle soluzioni, essendo parte in causa.

 

 

 


GLI ATTORI PROTAGONISTI

La premier in pectore sul dossier Berlusconi non cerca intermediari politici e si spiega anche così il ritorno a tutti gli effetti in prima linea dell'eminenza Letta. Non sarà il solo attore protagonista. Anche l'amico di sempre, Fedele Confalonieri, avrà un ruolo nel mettere pace tra i due leader, come lo sta già avendo la famiglia di Silvio, nella quale la Meloni ripone più fiducia e speranza che in tutta la compagine azzurra messa insieme. Ma arrivati a questo punto, forse qualcuno potrebbe chiedersi quanto davvero la leader di Fdi sia disponibile a rattoppare o non sia invece tentata di cercare lo scacco matto. Chi la conosce bene ha la risposta: se tu mi insulti, io ti reinsulto, adesso che siamo 1-1 possiamo ricominciare in pace.