Il garante cinquestelle

Giallo su Grillo ricoverato da tre giorni

Francesco Specchia

A ben cercarlo, esiste senz’altro un nesso causale, o un cruccio comune, o un filo sciamanico tra Grillo padre e Grillo figlio nello stesso giorno trovatisi al cospetto di accertamenti. Accertamenti medici per l’uno e giudiziari per l’altro. Le notizie, in famiglia, qui sono due. Da un lato c’è il fondatore del Movimento Cinque Stelle avvolto in un enigma che potrebbe evocare quello della scomparsa assai letteraria di Agatha Christie nel 1926; solo che qui, invece di trovarsi ad Harrogate nell’Inghilterra settentrionale come la scrittrice, l’Elevato è apparso volontariamente al Pronto soccorso di Cecina in provincia di Livorno, per essere poi misteriosamente risucchiato in quelle stesse corsie «in attesa di una serie di analisi». Risucchiato da tre giorni, però.

 

 

Le cronache narrano che Grillo se ne stava placidamente nella sua villa di Bibbona, lì vicino; e d’un tratto s’è ritrovato infilato nella macchina infernale del triage ospedaliero, e finora non ne è ancora uscito. Certo, i suoi collaboratori assicurano «che sta bene e la misura del ricovero è stata presa a scopo puramente precauzionale. I medici l’hanno tenuto in osservazione anche se le sue condizioni generali sono buone e il problema di salute che l’ha colpito non è considerato grave». E noi tutti facciamo il tifo per il grande giullare, per il foolish invincibile che solo qualche giorno fa, in tv da Fabio Fazio, aveva rivelato, nello sciabordio di battute, l’umanità di un esausto 75enne disamorato del suo grande progetto politico e con qualche «problemino di salute». Faccimo il tifo per lui. Perché noi tutti al transito in ospedale di un volto noto, quasi di famiglia –che sia il Papa o Bossi, o Sgarbi, o Silvio- veniamo presi da un senso di solidarietà totale quanto inconsueto. E qua eviteremo di citare il realismo di Grillo nei confronti del Movimento Cinque Stelle, una creatura che non sente più sua oramai fatta di figliocci che hanno preso strade diverse. E ai quali figliocci, il Fondatore solo tempo fa - possedendo un olfatto comunicativo e realismo formidabili- aveva chiesto di di non esagerare con le sberle all’istituzione di Palazzo Chigi. Per tornare a bomba: Beppe Grillo è ancora chiuso in nosocomio e l’Italia ne attende il ritorno fiero e vendicativo, come da tradizione.

 

Poi, per un giro del Caso, c’è la seconda notizia in casa Grillo. Ciro Grillo, erede del Fondatore e tre suoi amici, Vittorio Lauria, Francesco Corsiglia ed Edoardo Capitta già accusati di stupro di gruppo in Costa Smeralda nei confronti della ragazza italo norvegese che nell’estate del 2019 li aveva denunciati, riappaiono oggi e domani in Tribunale. I magistrati di Tempio Pausania hanno accolto la loro richiesta di portare in aula il video che la giovane non ha mai voluto vedere: un filmato fatto dagli stessi ragazzi durante quella notte che dovrebbe attestare la natura «consenziente del rapporto sessuale» suddetto. A margine, è da registrare in merito a questa faccenda infiammabile, lo scazzo avvenuto a distanza tra Grillo senior a difesa di Grillo junior contro l’avvocato della denunciante, Giulia Bongiorno. Trattasi della fotografia plastica di quanto la cronaca e la responsabilità penale –comunque, eventualmente, sempre personale possano intrecciarsi con la politica. Da padri, noi tutti si comprende la faticosa prova fisica e psicologica a cui è sottoposto Beppe, che a 75 anni viene messo sulla graticola familiare in un cortocircuito mediatico di cui egli stesso, negli anni, è stato specialista. Da ex osservatori ammirati del M5S, noi tutti e osserviamo la tenuta politica del suo partito, la sua altra amata creatura, pericolante a causa del tradimento del progetto originale. Che tutto questo possa spingere a qualche avventura ospedaliera, be’, mi pare il minimo sindacale oltre a essere umano e comprensibile. Auguri sinceri, Beppe, torna presto in trincea...