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Carlo Calenda, surreale a Kiev: in tour per conto di se stesso

di Alessandro Gonzato sabato 24 febbraio 2024

3' di lettura

Nel trolley, al buio verso l’aeroporto di Ciampino direzione Kiev, Calenda ha infilato la pace nel mondo. Ma non solo, e ci arriviamo. Il leader di Azione è volato in Ucraina col suo vice, Ettore Rosato, per una serie di incontri istituzionali e diplomatici: prima col viceministro per la Ricostruzione, poi con quello alle Infrastrutture. Di seguito è toccato al presidente della commissione parlamentare Affari esteri. Calenda sarà decisivo per la pace tra Putin e Zelensky? Incrociamo le dita. Forza Calenda, sei tutti noi! L’emozione è tanta, ci scusi per l’eccesso di confidenza.

Nello zaino, invece, portato su una sola spalla come gli adolescenti – la foto gliel’ha scattata Rosato - dubitiamo che il leader di Azione abbia ficcato l’ultimo libro di Renzi, “Palla al centro”, per ingannare il tempo tra le due capitali. Matteo, il centro, ha finto di volerlo creare con Carlo, ma è stata un’amicizia di convenienza e una volta riportati i suoi in parlamento l’ex premier la palla l’ha bucata. Carlo c’è rimasto parecchio male, e lo capiamo. In aereo quindi molto meglio rileggere il “Discorso agli ateniesi” di Pericle, che Calenda un paio d’anni fa ha declamato via social, in piedi nell’agorà di Atene. “Qui ad Atene noi facciamo così/ Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia/ Qui ad Atene noi facciamo così/ Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza”. Che oratore Calenda... pardon, Pericle. Cambia l’accento, da quello di Colargo al romano, mala stoffa è quella. Si era commosso, Calenda: «L’emozione di leggere il discorso di Pericle agli ateniesi nell’Agorà di Atene. La democrazia non è mai stata spiegata meglio».  Non solo cultura. Calenda ha sempre tenuto anche al fisico, mens sana in corpore sano. Le “Satire” di Giovenale, e d’altronde Carlo rimane sempre un figlio dell’Urbe. L’ex ministro ha consegnato le scultoree fattezze a un’altra immagine che lui stesso ha tramandato su Instagram ai posteri: in costume, braccia ai fianchi, appena uscito da un laghetto in pieno inverno, la neve attorno e un cigno bianco che sembra temerne il tuffo. Ingeneroso, chi l’ha sfottuto sui social. Qualcuno, spingendosi oltre, l’ha pure accusato di fascismo: «Sei come Mussolini», «Vergogna!». In effetti il costume era nero, ma accusare Calenda di simpatie per il pelatone è davvero troppo. 

Torniamo in Ucraina. Ieri, da Kiev, l’ex pupillo di Montezemolo si è collegato con l’“Aria che Tira”, su La7, e non si è risparmiato: ha dato a Salvini del «buffone» e del «saltimbanco». L’ha detto vestito. Il “Calenda in tour”, anche se all’interno degli italici confini, è diventato un grande classico. Lo fece già nel 2021, su e giù per l’Italia, una strategia del martello senza falce che gli fruttò la formidabile imitazione di Crozza.Questa una fra tante: «Mi voltano tutti le spalle sempre. Vado a prendermi un caffè, il barista mi volta le spalle e il caffè tocca farmelo da solo. Alle Poste, oltre agli impiegati, mi voltano le spalle anche i moduli. Non riesco a farmi la barba perché pure l’immagine allo specchio si gira e mi dà la schiena». Adesso però c’è da tornare seri, perché l’ambasciatore Calenda è al fronte e – giungono spifferi – pronto a incontrare i due presidenti che si vogliono ammazzare. Sembra che prima li voglia vedere singolarmente per poi provare a metterli attorno a un tavolo. Da Roma, emerge in serata - però manca la conferma ufficiale - avrebbe portato diverse leccornie. Pare dunque che Calenda si sia messo in testa un’idea meravigliosa: il “patto della pajata” tra i due leader in guerra. Altro che Pericle...

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