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Elly Schlein e il bluff della grande ammucchiata: è circondata da un cumulo di rovine

di Fabrizio Cicchitto mercoledì 13 marzo 2024

 Elly Schlein

3' di lettura

Caro direttore, anche nelle partite a poker più spericolate alla fine i bluff, come si dice nel gergo, vengono “visti”. È infatti straordinario come gli organi di stampa e alcuni talk show che fanno da cassa di risonanza ad alcuni poteri - vedi ad esempio i quotidiani Repubblica, Stampa, Domani - si siano cimentati tutti nel tentativo di vendere merce avariata, raccontando la favola che i grillini avrebbero portato alla sinistra e quindi al Partito democratico, specie nel Sud, uno straordinario contributo politico ed elettorale. Invece Goffredo Bettini, Nicola Zingaretti la stessa segretaria Elly Schlein hanno fatto un’operazione tutta ideologica interpretando una vicenda totalmente locale come quella sarda come una tendenza nazionale.

In Sardegna si è verificato un micidiale combinato disposto tra l’errore fatto dalla Meloni nella scelta del candidato, (il sindaco fallito di Cagliari Paolo Truzzu) con l’exploit personale di Alessandra Todde che non ha nulla a che fare con la media dei quadri grillini. Eppure le premesse erano chiare per dedurre che una rondine non fa primavera.

SCHIFO RECIPROCO
Ed ecco poi il campo largo: a parte la buona volontà della Schlein e del suo ideologo thailandese, è caratterizzato dallo schifo reciproco: quel poco che rimane dei grillini prova ribrezzo per Carlo Calenda e Matteo Renzi. A sua volta Calenda ha dichiarato esplicitamente che ritiene Fratoianni, Bonelli e i grillini della feccia con cui è bene non farsi vedere troppo in giro al di fuori dell’Abruzzo. È chiaro che un accrocchio di questo tipo non è molto attrattivo per gli elettori, al netto di quella brava persona che era il candidato presidente Luciano D’Amico, l’ex rettore che, però, a un certo punto si deve essere sentito attirato in una imboscata. A questo bisogna aggiungere altre due cose che riguardano il Movimento Cinquestelle. Giuseppe Conte non ha messo da parte l’ambizione di essere lui il candidato premier della eventuale coalizione e di esprimere l’alternativa pacifista, neutralista, filo putinista alla Giorgia Meloni atlantica e europeista.

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Ma a questo punto l’asino cade anche sul terreno della geopolitica: tra questa posizione di Conte e quella tradizionalmente assunta dal Partito democratico c’è un abisso. Lei mi insegna, caro direttore, che certamente l’Abruzzo non si occupa di geopolitica ma che se si vuole lanciare una alleanza politica generale per la guida del governo, specie con i tempi che corrono, la linea di politica estera deve essere molto precisa. Quindi al netto dello schifo reciproco fra M5S, Renzi, Calenda, Fratoianni e Bonelli c’è una differenza di politica estera che impedisce al cosiddetto campo largo di per sé così fortemente dissestato di assumere una configurazione politicamente significativa. La Schlein ha portato a casa un buon risultato per il Partito democratico, ma non ha a portata di mano alcuna reale coalizione, a parte la Bonino e un pezzo di PiùEuropa e il duo Fratoianni-Bonelli che sono una variante della compagnia della buona morte. Quindi possiamo dire che, al risveglio di una sorta di singolare sogno di Mezzo Inverno, la Schlein si trova circondata da un mucchio di rovine, da cui è molto difficile ricavare una qualche praticabile strategia politica.

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