Regime regime

Parte la gara a chi vuole essere Scurati

Giovanni Sallusti

A sinistra è partita la gara ad essere Antonio Scurati. Il perseguitato politico più improbabile delmondo (il suocompitino “censurato” sul 25 aprile è stato pubblicato sui social del presidente del Consiglio, diciamo che Navalny se la passava un filo peggio) sta già dando adito a una serie impressionante di imitatori/rosicatori. Perché Scurati sì e io no, accidenti, eppure ho tutte le carte in regola per essere il prossimo martire del fascismo immaginario. Lo stanno borbottando in parecchi in queste ore, il più roso dall’invidia è senz’altro Roberto Saviano, che si fa intervistare dal giornale su cui scrive, il Corriere della Sera, per puntare i piedi: «È successo anche a me, ma molti hanno taciuto». «Mentre l’antifascismo è un valore condiviso almeno da una parte democratica e importante del Paese, l’antimafia non lo è; quindi, non si reagisce con egual solerzia». 

Insomma siamo un Paese di mafiosi, per questo non ci siamo sollevati come un sol uomo quando la Rai ha fatto la legittima scelta editoriale di non mettere a palinsesto il suo Insider. Ma Saviano viene immediatamente tallonato dalla scrittrice Nadia Terranova, che di buon mattino si è dichiarata «molto scossa» a Repubblica, perché anche un suo monologo, incentrato sugli studenti pro-Palestina avvezzi a fare a botte coi poliziotti, sarebbe stato censurato, e la trasmissione in questione era sempre Chesarà di Serena Bortone (forse, più che il Minculpop meloniano, da quelle parti imperversa una certa confusione autoriale). “Uno spazio dal quale mi è stato impedito di marciare sulla testa dei sovrani da un palco», racconta questa Matteotti in gonnella con equilibrata percezione di sé. 

 

 

 

C’è poi una specialista del genere, Rula Jebreal, quasi indispettita per l’allungo di un outsider come Scurati, che quindi ad Accordi e disaccordi butta sul tavolo tutto il suo curriculum di perseguitata chic, ricordando di aver subito un “tentativo di censura” al Festival di Sanremo del 2020 (dove sdottoreggiò in mondovisione senza contraddittorio, peraltro sotto il governo giallorosso) e agitando come trofeo una querela della Meloni. Omettendo due lievissimi dettagli: la leader di FdI non era ancora premier; il caso riguardava un indegno tweet in cui Rula la collegava a certe magagne giudiziarie del padre, che notoriamente ha abbandonato Giorgia quando aveva un anno. È la memoria selettiva dei Buoni, che nel caso di Jennifer Guerra, «una delle voci più note del nuovo femminismo italiano» secondo Rep, impegnatissima a scovare tutti gli Scurati prima di Scurati, assume contorni più che nebulosi. «Ora» infatti, «vedendo quello che è successo ad Antonio Scurati e Nadia Terranova», Jennifer pensa che quel banale “ti facciamo sapere” al termine di una chiacchierata preliminare con la redazione di Chesarà (ancora!) «possa avere un altro significato». 

 

 

 

Il manganello sovranista e machista, ovviamente: d’altronde, se lo possono denunciare Scurati e Terranova, perché io no? Vengo anch’io, sì tu sì, al gran ballo di società degli imbavagliati a loro insaputa. Fabio Fazio, si sa, è più smaliziato, e nel suo Che tempo che fa di domenica, dopo aver dato il proprio contributo al Sermone Antifascista Collettivo, si limita ad alludere: «Voi sapete fin dal primo giorno, nonostante io e Luciana siamo stati ritenuti incompatibili, che faccio il tifo per la Rai». Insomma siamo stati brutalmente trascinati nella sede del Canale Nove a sottoscrivere contratti non da metalmeccanici, ma siamo gente di mondo, mica degli Scurati qualsiasi, e non ci lamentiamo. Si (ri)lamenta invece Donatella Di Cesare, la filosofa che si commuove quando ricorda le Br, perché il ministro Lollobrigida l’ha querelata. D’altronde, gli aveva solo dato del «neohitleriano». Tutto già risaputo, ma nei giorni dell’affaire-Scurati anche il martirio si ricicla, nella corsa affollata e disperatissima ad essere Antonio.