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Dossieraggio, Armando Siri: "Un Paese malato, prevale la barbarie mediatico-giudiziaria"

di Brunella Bolloli domenica 30 novembre 2025

5' di lettura

Armando Siri, ideologo della Lega, oggi sarà sul palco del Teatro Italia a Roma a promuovere “L’Arca delle Idee”, evento senza simboli di partito, per lanciare il Manifesto dei Tempi Nuovi, nuovo documento programmatico che affronta le grandi sfide del futuro: dalla difesa della famiglia e di tutte le forme di convivenza fondate sull'amore, alla sostenibilità senza fanatismi, dall'immigrazione legale regolata alla valorizzazione delle differenze, dal lavoro alla flat tax. Ma il suo nome in questi giorni rimbalza anche per le nuove rivelazioni del caso Striano: l’esponente della Lega è stato spiato dal finanziere infedele.

Onorevole Siri, che idea si è fatto del dossieraggio messo in atto da Striano e Laudati? Lei è una delle “vittime illustri”.
"Non mi stupisce. Questo è un Paese malato da tempo e invece di curare le cause ha cercato fino ad oggi di curare, male, i sintomi. In un Paese in cui prevalesse lo Stato di Diritto sulla barbarie mediatico giudiziaria i responsabili dovrebbero rispondere delle loro azioni. Invece sappiamo che come sempre non accadrà. Ma intanto io per questa vicenda sono stato tenuto sotto inchiesta per sette anni, e dico sette. Hanno cambiato per tre volte il reato contestato ogni volta che il Tribunale e la Cassazione certificavano che non esisteva. Poi è arrivata l’archiviazione. Ma a quale prezzo?".

Gli spioni si sono occupati di due mutui della sua casa di Bresso erogato da una Banca di San Marino. Perché?
"Perché chi vede il male negli occhi del prossimo non vuole riconoscerlo in sé stesso. L’obiettivo era sollevare un caso inesistente, non vero ma verosimile agli occhi dell’opinione pubblica, per attaccare la Lega che dopo neppure un anno di Governo nei sondaggi stava doppiando il M5S. Siamo arrivati al punto che per questo mutuo avrei dovuto rispondere di finanziamento illecito ai partiti. Ma le sembra normale? Le sembra normale che il capo della UIF di San Marino vada in Tv ad insinuare che io come cliente potessi essere partecipe di opacità della Banca a cui mi sono rivolto? Le sembra normale che i documenti del mio finanziamento fossero pubblicati su certi soliti giornali e su Presa Diretta e Report? Ma male non fare paura non avere mi diceva la buonanima di mia mamma che purtroppo se n’è andata quando ancora in tv c’erano quelle immagini e racconti che dipingevano il figlio come un delinquente solo perché fa politica, dalla parte sbagliata".

La Direzione nazionale Antimafia a quel tempo, era il 2019. era guidata da Federico Cafiero De Raho e l’indagine nacque dai soliti articoli di stampa. Ma era normale che lo facesse anche se fuori dai confini nazionali?
"No che non è normale, penso che sia anche illegale. Ma forse come le dicevo in Italia tutto è concesso basta essere dalla “parte giusta”. Chi se ne frega se calpesti il diritto e distruggi la reputazione degli individui. Tanto oggi non vale niente. Nell’epoca di Internet che eternalizza le informazioni dovremmo avere ancora più cura della reputazione degli individui e invece no. Con la scusa del diritto di cronaca si è sdoganato il diritto alla calunnia e alla diffamazione. Inutile anche fare qualunque denuncia, perché viene puntualmente archiviata. Si arriva anche a voler mettere a tacere il Garante per la Privacy. Non mi sembra giusto, ma è così. E se capita a me, o ad altri uomini delle istituzioni figuriamoci a un semplice cittadino".

Oggi De Raho è vicepresidente della commissione parlamentare che si occupa, tra l’altro, proprio del caso dossieraggio. C’è un conflitto d’interesse, secondo lei, o è tutto normale?
"Il conflitto di interesse è cangiante e appare solo se si guarda da una certa parte. Dall’altra scompare".

Il caso Striano è nato da un esposto di Guido Crosetto, ma la Lega risulta, dalle carte, il partito più dossierato. Si è fatto un’idea del movente?
"Crosetto è riuscito ad ottenere attenzione su una vicenda che altrimenti sarebbe rimasta nell’ombra. La Lega é un partito libero che non risponde a poteri extraparlamentari ma solo ai suoi elettori. E questo dà fastidio a chi pensa che la democrazia sia solo una pantomima necessaria ma che poi le vere decisioni si prendono altrove non certo in Parlamento".

Si aspetta pene esemplari per chi ha commesso accessi abusivi alle banche dati? 
"Ma va. Figuriamoci. Finisce tutto a tarallucci e vino. Purtroppo. La pena la scontano quei tantissimi che finiscono nelle maglie della “giustizia” e ci rimangono per anni e anni. Una vita ipotecata che evidentemente va sacrificata, senza pietà, sull’altare della sofferenza che piace tanto da sempre ai sepolcri imbiancati di ogni epoca".

La Lega ha stravinto in Veneto, Zaia da record. Adesso secondo lei cosa farà? Il sindaco di Venezia?
"Zaia ha dimostrato che il terzo mandato era più che giusto perché sono sempre i cittadini che devono avere l’ultima parola e decidere da chi vogliono essere governati. Quello che farà lo sa solo lui. É apprezzato moltissimo anche a Venezia quindi se volesse fare il Sindaco partirebbe favorito. Qualunque cosa decida di fare la farà con passione, come sempre".

Dopo le regionali in Toscana si è aperta una riflessione al vostro interno sul ruolo dell’ex generale Vannacci. Lei è tra i più critici. Ma Salvini lo difende. E quindi?
"Ma io in realtà non critico nessuno, Vannacci neanche lo conosco. Posso semmai avere delle riserve e delle sensibilità su specifici temi o su un certo linguaggio ma il bello della Lega è l’essere una grande comunità aperta al confronto dove tutti possono esprimersi liberamente. Io ai tempi del Covid, quando ci chiudevano in casa, perché c’era un virus che non ti contagiava se eri seduto, ma solo se eri in piedi, che era letale dalle 18 alle 8 del mattino ma non dalle 10 alle 14 e così via. Quando la polizia poteva prelevare uno studente in classe e chiuderlo in un ospedale psichiatrico perché rifiutava la mascherina in classe, io ho potuto sempre dire le mia. Ho espresso le mie idee anche se nel mio partito non tutti la pensano allo stesso modo. E questo è il grande merito di un leader come Matteo Salvini, che preferisce il dialogo, il dibattito, l’inclusione, il bene della sua comunità sempre, sopra qualunque egoismo o personalismo. Poi se si è in buona fede, come lo siamo tutti nella Lega, una sintesi si trova sempre per fare ciò che ci preme di più, il meglio possibile per l’Italia e per gli italiani".

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