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Firenze, Pd uguale tasse: Irpef, aumento entro 6 mesi

di Tommaso Montesano mercoledì 14 gennaio 2026

3' di lettura

Nel corso degli anni i fiorentini hanno pagato sempre meno tasse. Quindi è giunta l’ora di aumentarle. Al Comune di Firenze - storica roccaforte della sinistra - va in scena la migliore versione del mondo al contrario. Palazzo Vecchio, seduta del Consiglio comunale del 12 gennaio. Dopo un’ora e un quarto di discussione l’assemblea cittadina approva l’ordine del giorno presentato dai tre consiglieri di Avs Caterina Arciprete, Giovanni Graziani e Vincenzo Pizzolo - che impegna «la sindaca», Sara Funaro (Pd), e «la giunta a dare mandato agli uffici preposti di redigere, entro il primo semestre dell’anno 2026, uno studio e/o delle simulazioni, affinché si valuti l’ipotesi di una rimodulazione dell’addizionale Irpef in senso progressivo».

SCHIAFFO A RENZI
Per Avs, che a Firenze è in maggioranza insieme al Pd, da tempo «gli scaglioni Irpef hanno perso quella progressività» sancita dall’articolo 53 della Costituzione. Nel capoluogo toscano, infatti, è in vigore l’esenzione totale dall’addizionale per i redditi fino a 25mila euro annui, mentre per chi è al di sopra della soglia si applica l’aliquota fissa dello 0,2% (il minimo per legge, come disposto quando sindaco era Matteo Renzi). Troppo comodo, per Avs, che in nome della «rimodulazione dell’addizionale Irpef» punta a reintrodurre la «progressività fiscale tesa a una redistribuzione in maniera equa del carico fiscale».
Fuori dal tecnicismo, significa una cosa sola: aumentare le tasse. Anche perché i «proventi» del maggiore gettito fiscale potranno «essere impiegati dall’Ente su qualsivoglia voce di spesa», suggeriscono i tre consiglieri. Avs si è portata dietro non solo il Pd, seppure con qualche mal di pancia di troppo, ma anche pezzi dell’opposizione come M5S, Sinistra progetto comune e Firenze democratica. Contrari il centrodestra e Italia Viva.

A far rumore, però, sono soprattutto le astensioni di due pezzi da novanta dem: la vicecapogruppo Alessandra Innocenti ed Enrico Conti, entrambi lontani dalla segretaria Elly Schlein. Assente dalla votazione, invece, Marco Semplici, consigliere del gruppo “Sara Funaro sindaca”. L’escamotage dell’astensione, però, non è riuscito a nascondere una nuova spaccatura nel Pd dopo il caso della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, avversata dalla componente riformista del partito. Adesso si replica. «Quando si tratta di votare su atti scivolosi, i dem si dividono e manifestano idee diverse», osserva Alessandro Draghi, vicepresidente del Consiglio comunale (di Fratelli d’Italia). Ma per la maggioranza di sinistra c’è un altro grattacapo: l’ostentata contrarietà all’ordine del giorno di Italia Viva, il cui leader, Renzi, è stato il sindaco padre dell’abbassamento al minimo dell’aliquota nel 2011. Italia Viva, ecco il “ricasco” politico della vicenda, che a Firenze è sì all’opposizione, ma in Consiglio regionale fa parte della maggioranza che sostiene il presidente Eugenio Giani. Ebbene, i due consigliere di Iv- Francesco Grazzini e Francesco Casini- hanno diramato una nota durissima contro l’ordine del giorno fresco di approvazione: «Dietro la parola “studio” si nasconde in realtà un’unica prospettiva: aumentare le tasse ai cittadini fiorentini». E ancora:« Parlare oggi di “rimodulazione” significa inevitabilmente ipotizzare un aumento». Altro che simulazione, come chiesto da Avs: «Se davvero si vogliono fare degli studi, si facciano per ridurre il peso fiscale complessivo sui fiorentini, a partire dalla Tari». E la “sindaca”? Tace, per ora, ma la descrivono tutt’altro che favorevole ad accontentare l’ala sinistra della maggioranza.

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FDI ALL’ATTACCO
Il centrodestra è partito all’attacco della coalizione che sostiene il sindaco Funaro. «Natale è passato, ma la maggioranza di Palazzo Vecchio è così gentile da fare un altro “regalo” ai fiorentini. È la volta, infatti, dell’aumento - maldestramente celato dietro la parola “rimodulazione” - dell’addizionale comunale Irpef», scrivono in una nota lo stessa Draghi e Matteo Chelli, componente della commissione Bilancio (entrambi di Fratelli d’Italia). «Possibile che gli esimi consiglieri di Avs e Pd siano sempre così lontani dalla realtà?», si chiedono gli esponenti di Fratelli d’Italia.

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