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La bufala di Report va di traverso a Pd e M5s

Chi ha cavalcato la favola sui pm spiati dal software ECM adesso paga il conto
di Pietro Senaldi venerdì 23 gennaio 2026

3' di lettura

Quando si hanno poche idee e scarso nerbo, è umano affidarsi agli altri. I propri idoli però, bisogna saperli scegliere e avere la forza di rimetterli ogni volta in discussione, perché possono anche portarti fuori strada. Nel caso di specie, il gracidare di Sigfrido Ranucci è stato per buona parte della sinistra italiana come il canto delle sirene di Ulisse, irresistibile a sentirsi, catastrofico negli effetti. Succede che la trasmissione televisiva Report abbia gettato nel piatto come una polpetta avvelenata l’anticipazione di un’inchiesta che andrà in onda domenica: senza informare le toghe, su quarantamila computer dell’amministrazione giudiziaria è stato installato un sistema che potrebbe essere utilizzato per penetrare i loro archivi e accedere a informazioni riservate; c’è pure un giudice che si dichiara violato in via informatica.

Alla vigilia del referendum della giustizia, l’opposizione si è avventata sulla notizia come un topo sul formaggio, senza verificarla, fidandosi del suo santone mediatico. Cosa c’è di meglio, per screditare la riforma del governo, di una bella inchiesta che dimostra che esso spia i magistrati? È partita così la gran cassa. I grillini hanno fatto una nota congiunta, firmata da tutti i loro rappresentanti nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, tra i quali i magistrati Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato, per dichiarare che «la tenuta della democrazia è a rischio» e che Ranucci ha lanciato «un allarme impressionante». Alleanza Verdi e Sinistra è andata addirittura oltre, parlando di «governo di spioni», tirando in ballo «la Costituzione e la separazione dei poteri violate» e intimando la maggioranza di dare subito spiegazioni. Stessi toni dal Pd, preoccupato del controllo politico della magistratura, della Carta aggirata e dell’indipendenza delle toghe che va a farsi benedire.

Poi la beffa: si è scoperto che il programma è stato installato nei computer nel 2019, quando al posto di Carlo Nordio, come Guardasigilli sedeva il grillino Alfonso Bonafede, in arte “Dj Fofo”, che quando gli indici hanno iniziato a puntare verso di lui ha subito intonato il ritornello «è stato tutto a mia insaputa».

Infine è subentrata la realtà: l’allarme è del tutto ingiustificato, perché il programma installato serve per aggiornare automaticamente i pc e non consente l’accesso al lavoro dei magistrati, a meno che essi non lo autorizzino. Peraltro, da mesi la Procura di Roma ha aperto un fascicolo esplorativo sulla questione e, a seguito del clamore suscitato da Report, è stata costretta a chiarire che «dalle verifiche fatte non emerge alcun profilo penale».

Lo smemorato Bonafede quindi può star tranquillo, anche se il Consiglio Superiore della Magistratura ha chiesto al ministro di aprire in tutta fretta una pratica per capire quali accorgimenti siano stati adottati per evitare accessi illeciti dei quali al momento non c’è traccia.

L’unica violazione di informazioni riservate con potenziali risvolti penali nel palinsesto di Report al momento resta la conversazione che l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ebbe con la moglie riguardo la nota vicenda Boccia, che la trasmissione di Raitre ha spiattellato in prima serata, tra gli olé della sinistra però, che si è schierata con Ranucci alla faccia della dignità offesa della donna data in pasto agli spettatori. La differenza tra inchieste, notizie e sensazionalismo è sempre più labile, specie quando il giornalismo è partigiano e si dà la missione di far le bucce ai politici dell’altra parte. Il gioco è questo, e ormai lo sanno tutti. Ma il vero spettacolo stavolta è stato vedere la sinistra seguire a occhi chiusi il pifferaio Sigfrido e finire come la rana nel pozzo, come sempre capita a chi non va più in là del proprio naso. D’altronde l’antica saggezza popolare ammonisce che, più la rana salta, più resta nel fango. Peggio di Report, la politica che si appende al petto le sue veline.

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