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Walker Meghnagi: "Giorno della memoria, la sinistra antisemita non deve presentarsi"

di Claudia Osmetti martedì 27 gennaio 2026

4' di lettura

«C’è un rinato antisemitismo ed è preoccupante. Però c’è anche una certa parte politica che, nell’ultimo periodo, lo ha aizzato in modo violento». Walker Meghnagi non ha bisogno di presentazioni, quantomeno non per i lettori di Libero: 75 anni, tre figli, imprenditore, presidente (recentemente rieletto, pure in modo schiacciante) della Comunità ebraica di Milano. Meghnagi è, soprattutto, uno che non si nasconde dietro al politically correct. Dice quello che pensa e non ha paura a farlo. Oggi è il Giorno della Memoria. È quel 27 gennaio che si riempirà, come ogni anno, di tweet e dichiarazioni e commenti social costernati, commossi, contriti per quanto successo ottant’anni fa durante la Shoah. Ma per i prossimi 364 giorni a venire?

Dottor Meghnagi, per una volta proviamo a ribaltarla questa Memoria? Partiamo da oggi e non da ieri? Che senso ha piangere gli ebrei morti a Treblinka se poi non si difendono quelli vivi a Milano o a Roma o dove si vuole?
«Sposo il suo ragionamento totalmente. Le dico anche di più. Ho letto articoli in questi anni, ho sentito persone in tivù parlare di Hamas che il 7 ottobre sarebbe entrato nelle “colonie israeliane”. La chiarezza vorrebbe che a questi discorsi si ricordasse che no, i kibbutz di Nir Oz o Be’eri, non erano territori occupati ma villaggi in uno Stato legittimo e riconosciuto che ha nome Israele. È anche per questo che io ricordo sempre che sta ritornando l’antisemitismo. Un antisemitismo, per certi versi, voluto da una parte del parlamento».

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Quale non glielo chiedo perché non ce n’è bisogno. Non crede però siano parole forti?
«Io li accuso. L’ho sempre fatto. Ma ha visto cosa è successo con il ddl Delrio sull’antisemitismo? Era una cosa grandiosa, Delrio è un vero riformista. E invece no, hanno provato a snaturarlo, ad allargare il discorso inglobando il razzismo e quant’altro. Ma perché? Siamo tutti anti-razzisti, non è questo il punto: dà così fastidio un disegno di legge apposito contro l’antisemitismo? Il fatto è che il Pd oggi è un’anima diversa da quella che era. Per non parlare degli altri».

Cioè?
«Di Avs che incontra la moglie di Marwan Barghouti (legittimamente, per carità) e poi critica Salvini se fa lo stesso con Tommy Robinson, l’esponente dell’estrema destra britannica. Non accuso gli uni e non giustifico l’altro, ma dov’è la coerenza? Per non parlare dell’Anpi che continua a usare termini come “genocidio”. Le posso raccontare cosa è successo solo quattro giorni fa?».

Prego.
«Sabato il rabbino di un piccolo tempio è stato aggredito da un signore del suo stesso stabile che gliene ha urlate di ogni: “Andatevene via, non dovete stare qui, non vi vogliamo”. Lui adesso è impaurito e lo accompagnerò a fare denuncia alla Digos, ma il clima è questo qui. È l’Italia del 2026, non del 1926. La giornata della Memoria va benissimo, però ancora oggi succedono queste cose».

Appunto, e come si risponde?
«Guardi, io l’ho detto chiaro qualche giorno fa. L’ho chiesto a questi signori, ufficialmente. Ho ribadito: non venite a commemorarci, statevene a casa vostra. Non venite a stringerci le mani, non ne abbiamo bisogno. Non a queste condizioni. Tra l’altro, quest’anno, noi non abbiamo organizzato niente. Me lo spiega lei che senso ha avere gente che viene solo ad applaudire, a commemorare i morti e poi, durante il resto del tempo, sparisce?».

La sua è una netta accusa di ipocrisia...
«Ma come può non esserlo? Io non me le dimentico le manifestazioni del 2025 coi cartelli che invocavano il cappio per gli ebrei oppure inneggiavano al 7 ottobre come a un episodio di “resistenza palestinese”. In quei cortei, in quelle sfilate, in quelle piazze, spesso c’erano anche esponenti della sinistra. Che non ne hanno mai preso le distanze. Aggiungo che, dato che la ricorrenza è quella della Memoria e occorre ricordare per non fare gli stessi errori, forse è il caso che qualcuno rammenti come è nato il nazismo il secolo scorso e come il fascismo non è stato preso sul serio: è stato con l’indifferenza, col far finta di niente».

Tra l’altro, non so lei, ma una manifestazione di ebrei che incitasse all’odio io non l’ho mai vista. Cosa pensa di Elly Schlein, giusto per fare nomi e cognomi?
«Mettiamola così: per dimostrare che non c’entra nulla con l’ antisemitismo, come mai in due anni e mezzo non è mai venuta a un incontro con noi? Io ne ho chiesti parecchi anche tramite i suoi deputati, non l’ho mai vista. Però se vogliamo fare i nomi, facciamo quelli di tutti: di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte, per i quali è un’accusa continua nei confronti di Israele».

La diciamo tutta? Anche nei confronti di chi difende Israele, persino se fa parte delle file dei democratici. Pensi a Giorgio Gori contestato dai pro-Pal all’università di Bergamo...
«Lui, Fassino, Delrio, Guerini. Fiano che si è dovuto ripresentare in ateneo col ministro Bernini e non con la sua segretaria. Loro sono il vecchio Pd. Hanno le loro idee, ma sanno cosa dicono. Schlein nemmeno li candiderà e questo dimostra la sua profondità. È vergognoso, al contempo non porta a nulla».

In che senso?
«Se vanno avanti perderanno anche le prossime elezioni, contenti loro... Non stanno facendo politica, sanno solo andare contro».

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