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La sinistra scopre ora che tra i pro-Pal ci sono antisemiti

La sinistra, prima di offrire solidarietà a Giorgio Gori, dovrebbe prima farsi un esame di coscienza e recidere ogni legame con il movimento pro-Pal che è stato coccolato dalla stessa opposizione al governo di Giorgia Melon
di Massimo Costa domenica 25 gennaio 2026

3' di lettura

Dopo Emanuele Fiano è successo anche a Giorgio Gori. Questa volta l’oltraggio è andato in scena all’università di Bergamo, dove venerdì alcuni esponenti dei collettivi pro -Pal più esagitati hanno srotolato lo striscione “Fuori i sionisti dall’università” e declamato il seguente slogan: «Noi siamo contro Hamas ma siamo con chiunque spara a un sionista». La colpa di Gori, europarlamentare esponente dell’ala meno oltranzista del Pd verso Israele, secondo i pasdaran dell’ateneo sarebbe quella di aver manifestato solidarietà a Emanuele Fiano, a sua volta censurato a ottobre dai pro-Pal che avevano bloccato il suo intervento all’università Ca’ Foscari di Venezia. Anche allora risuonò lo slogan «Fuori i sionisti dalle università», con il consueto teatrino di minacce e intimidazioni. Il ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha chiamato al telefono Gori per offrirgli solidarietà.

E ieri è stato il giorno della sacrosanta indignazione bipartisan della politica. Qui però casca l’asino. Perché se è indubbio che il Centrodestra non abbia mai dato bordone al movimento pro-Pal, protagonista di continue violenze e assalti alla polizia negli ultimi tempi, altrettanto non si può dire della sinistra. Il campo largo ha sfilato spesso insieme alle frange più estreme del movimento, e alcuni esponenti dei partiti dell’opposizione hanno spalleggiato l’imam di Torino pro-Hamas; sono arrivate critiche all’inchiesta sulle raccolte di beneficenza finite nelle tasche dei terroristi, chiesto perfino il rinvio di una partita di basket che vedeva impegnata una squadra israeliana in trasferta a Bologna. Perfino il disegno di legge contro l’antisemitismo, presentato dall’ex ministro dem Graziano Delrio, ha trovato la durisima opposizione interna del fronte più radicale (e schleiniano) del Pd. Tanto che alla fine è stato presentato in Senato un testo «ufficiale» del Nazareno dove l’antisemitismo viene annacquato dentro una generica presa di distanza dai «discorsi d’odio» e dal «radicalismo».

ESAME DI COSCIENZA
Quindi la sinistra, prima di offrire solidarietà a Giorgio Gori, dovrebbe prima farsi un esame di coscienza e recidere ogni legame con il movimento pro-Pal che è stato coccolato dalla stessa opposizione al governo di Giorgia Meloni. La stessa vittima dell’agguato universitario, già sindaco per due mandati a Bergamo, ieri non ha fatto sconti alla sua parte politica. In un post sui suoi profili social, l’europarlamentare bergamasco ha chiamato giustamente in causa il suo partito: «La frase dei contestatori - “Siamo per chiunque spari a un sionista» ci dice che questo è un momento delicato, in cui qualche parola chiara sarebbe forse utile». E qui Gori chiama in causa «le parole nette che Giorgio Napolitano pronunciò nel luglio 2013, quando ancora era presidente: “Desidero rinnovare [...] la mia più severa condanna di ogni rigurgito di antisemitismo, anche quando esso si travesta da antisionismo, ispirato a un inaccettabile rifiuto del diritto all’esistenza dello Stato ebraico». Infine ’appello a Schlein e ai leader del campo largo: «Il Pd e le altre forze di sinistra condividono le parole di Napolitano? Riconoscono che l’antisionismo rischia (non di rado) di risultare un “travestimento dell’antisemitismo”? Se sì, sarebbe utile lo dicessero chiaramente, e che agissero di conseguenza». Sarebbe un’inversione di rotta benedetta e, purtroppo, improbabile.

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giorgio gori
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