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Marco Rizzo, "ci sarà Lavrov": la bomba, è un caso diplomatico

mercoledì 28 gennaio 2026

2' di lettura

Qualcuno in Italia ha osato l'inosabile: invitare Sergej Lavrov, il potentissimo ministro degli Esteri della Russia con cui l'Europa è in guerra, perlomeno dal punto di vista diplomatico. E quel qualcuno è Marco Rizzo, fondatore di Democrazia Sovrana Popolare, l'ultimo comunista. 

L'ex esponente dei Comunisti italiani ha annunciato che il braccio destro di Vladimir Putin sarà ospite d'onore in collegamento video con il congresso del suo movimento, che si terrà il 31 gennaio e l'1 febbraio prossimi all'Hoterl Ergife di Roma. Lavrov si dovrebbe collegare sabato pomeriggio e come ha spiegato lo stesso Rizzo a Open "parlerà del mondo multipolare e contiamo che ci porterà buone notizie sulla pace" in Ucraina. A molti l'iniziativa di Rizzo, che ha sempre criticato gli Usa, l'Unione europea e la Nato per il loro atteggiamento contro Mosca, pare una provocazione bella e buona ma il diretto interessato smentisce. 

Tuttavia l'Ambasciata di Kiev in Ucraina, sentita da Open, non apprezza: "L'invito rivolto a Lavrov a un evento di questo genere non desta alcuna sorpresa, soprattutto se si considera che siamo ormai al quarto anno della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e che in Italia continua a esistere un certo circuito politico e mediatico che promuove e legittima le posizioni russe, incluso il presunto 'diritto' di uccidere: colpendo direttamente con missili, cercando di affamare la popolazione — una strategia già più volte sperimentata — o di farla congelare. In questo contesto – prosegue la rappresentanza ucraina - la partecipazione online del ministro degli Affari Esteri russo, Sergej Lavrov, a un evento organizzato da una forza politica italiana, alla presenza anche dell'ambasciatore russo in Italia, appare offensiva e, al tempo stesso, chiaramente intenzionale da parte degli organizzatori. Vi è ancora chi continua a considerare la Russia e i suoi rappresentanti come portatori di una grande tradizione culturale e storica, ignorando il fatto che oggi quegli stessi rappresentanti firmano ordini di bombardamento, repressione, torture e violenze contro un'intera nazione, quella ucraina".

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