Dal Pd di Elly Schlein alla Cgil di Maurizio Landini: tutti contro il governo Meloni sul tema delle pensioni. All'esecutivo, in particolare, viene rimproverato il suo “ravvedimento operoso” nel tentativo di mettere in sicurezza il sistema pensionistico, come riporta il Foglio. Di qui la decisione dei dem di presentare alla Camera un Atto di indirizzo a prima firma della capogruppo Chiara Braga. Il testo impegna il governo “ad adottare iniziative volte a rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione e ad eliminarne il meccanismo di revisione periodica”.
A seguire la solita propaganda secondo cui l'esecutivo non avrebbe rispettato gli impegni elettorali: “Per tutto l’arco temporale della XIX legislatura – si legge nell'Atto – il tema della previdenza ha rappresentato il grande inganno elettorale del governo delle destre; dopo aver promesso in campagna elettorale la cancellazione della legge Fornero e la possibilità di accedere alla pensione con 60 anni di età e 41 anni di contribuzione, le uniche misure che sono state adottate strutturalmente sono consistite nella sostanziale riduzione o, addirittura, cancellazione di ogni forma di flessibilità di uscita pensionistica, come nel caso di Opzione donna o delle quote".
Sul Foglio si legge che "sarebbe corretto tenere conto – per il calcolo dell’importo della pensione – non solo del tempo maturato in attività, ma del periodo in cui il trattamento viene erogato (inclusa la reversibilità). Attualmente le generazioni baby boomer restano in pensione per un arco temporale in media pari all’80 per cento di quello trascorso al lavoro. La Cgil lamenta che nel 2040 i requisiti aumenterebbero di un anno e tre mesi. I demografi prevedono che nello stesso periodo l’attesa di vita media aumenterà di quattro anni".