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Vannacci ha fatto male i conti. È il suo mondo quello al contrario

di Mario Sechi mercoledì 4 febbraio 2026

2' di lettura

Il generale Vannacci è salito sul taxi della Lega, ne è sceso senza pagare la corsa e in un colpo solo è diventato l’utile idiota della sinistra. Quanto può valere un partito il cui primo atto fondativo è la menzogna? La sua non è neppure una scissione, perché per definirla tale Vannacci dovrebbe avere una storia che all’interno del partito non ha mai avuto. Il generale si è messo a capo di se stesso e il suo primo messaggio è stato contro la destra. In casi come questo, vale una vecchia regola andreottiana: «Il potere logora chi non ce l’ha».

E non essendo possibile una collaborazione con la sinistra (lo pomperanno su giornali e tv dei compagni solo in funzione anti-governo), uscito dalla Lega e chiusa la porta della casa del centrodestra, Vannacci è destinato a rappresentare un voto inutile. Questo naturalmente non lo cancella dallo scenario politico, ma lo proietta in una terra di mezzo senza via d’uscita. Il governo andrà avanti, affronterà la curva del referendum e in caso di vittoria del Sì godrà di un energetico effetto-fionda per il finale della legislatura. Anticipo l’obiezione: Vannacci conserva il potere di far perdere. Sicuri? Tutti dimenticano che c’è da riscrivere la legge elettorale, che sono in discussione regole come il premio di maggioranza e la soglia di sbarramento, i pilastri per il voto utile, esattamente quello che non può essere Vannacci, un qualunquista non coalizzabile con nessuno.

Quanto al valore di una sua lista, è a dir poco volatile: il generale best-sellerista è finito da un pezzo, il mito di Vannacci acchiappavoti è sparito nelle elezioni regionali in Toscana, tanto che la sua uscita va letta come un’evasione da quel flop che lo aveva «normalizzato» e fatto sparire dalle luci della ribalta. Altro elemento importante: Vannacci con la sua uscita ha “liberato” la Lega, pochi ricordano che è il partito più “antico” d’Italia, con una storia di rilievo e una classe di ottimi amministratori sul territorio, Matteo Salvini e i suoi dirigenti, in particolare il nucleo storico che è la fonte dei voti nel Nord, possono chiudere subito questa vicenda a loro favore. La sua uscita è un balsamo. L’alto tradimento del generale ieri ha confermato che il mondo al contrario esiste, è quello di Vannacci.

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