I carri Puma dell’Esercito sorvegliano la stazione ferroviaria di Rogoredo, una delle tante ferite aperte di Milano, che brucia per lo spaccio e il degrado. «Abbiamo ripulito il boschetto», disse in tempi non sospetti il sindaco Beppe Sala. Nulla di più falso, come dimostrano le ultime cronache: i tossici lavorano alacremente e la droga, eroina in particolare, scorre a fiumi. Ci è pure scappato un morto e la polizia, al solito, è finita nel tritacarne mediatico.
Ed è proprio da questa periferia che parte la giornata milanese di Giorgia Meloni, in città per partecipare all’inaugurazione delle Olimpiadi Invernali. «Sono venuta a salutare e ringraziare», dice il premier, stringendo le mani ai militari in servizio, oltre ai classici selfie di rito coi cittadini.
I nuovi mezzi mimetici, leggeri e veloci, sono stati spediti a Milano nell’ambito del rafforzamento dell’operazione Strade Sicure. «Allo stesso tempo, nel “decreto sicurezza” approvato ieri (giovedì, ndr) il ministro Piantedosi ha inserito diverse norme per velocizzare l’assunzione di migliaia di nuovi agenti e il Ministro Crosetto lavora per rafforzare il presidio su strada con circa 12mila carabinieri ausiliari. Non ci arrendiamo!», annuncia Meloni.
L’obiettivo del governo è quello di garantire professionalità più specializzate per le esigenze interne e liberare progressivamente risorse delle altre Forze Armate, oggi assorbite dagli impegni internazionali.
LA CAMPAGNA DI FDI
«La visita di Giorgia Meloni a Rogoredo è una chiara ed evidente testimonianza che lo Stato c’è ed è sempre dalla parte delle forze dell’ordine, senza alcun tentennamento. Lì a Rogoredo, visto quanto accaduto negli ultimi giorni, servivano e - li avevo chiesti - dei presidi fissi e misure più ferree e il Viminale, senza alcuna esitazione, ha provveduto in tempi ristretti schierando carri leggeri dell’esercito in tutta l’area, inclusa quella della stazione», il commento del deputato milanese di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato.
Il partito, nelle città di mezza Italia, ha dato il via a una campagna pro forze dell’ordine. “Adesso tutti lo sanno, l’Italia è con voi”, si legge sui manifesti affissi. «Vogliamo ribadire la vicinanza alle donne e agli uomini in divisa. Siamo con voi», dicono i meloniani.
La foto usata nei manifesti è quella dell’abbraccio tra Lorenzo Virgulti e Alessandro Calista, i due poliziotti del secondo reparto mobile di Padova: il primo ha sottratto al linciaggio il secondo, già preso a calci, pugni e martellate una volta buttato a terra nella fase più cruenta degli assalti orchestrati dagli antagonisti contro i celerini sabato scorso a Torino.
SCONTRO COI PM
«Tentato omicidio», aveva subito detto il premier commentando quelle terrificanti immagini. La magistratura, invece, ha rilasciato tutti e tre i primi (e finora unici) fermati. «La presidente del Consiglio, e Fratelli d’Italia lo hanno ribadito in più occasioni: le decisioni, ideologiche, di certi magistrati vanificano non solo le norme in tema di sicurezza varate dal governo, ma anche gli stessi sforzi delle forze dell’ordine», spiega Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
Con uno sguardo al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. «Per quanto ci riguarda Fratelli d’Italia continuerà ad andare avanti sulla strada del rafforzamento della sicurezza, come dimostrano le recenti norme varate dal Consiglio dei Ministri, e nel liberare la magistratura dai condizionamenti della politica e delle correnti, che per noi passa dal “Sì” al referendum», aggiunge Bignami.
Tornando al decreto sicurezza, il governo incassa pollice alzato dai sindacati di polizia soprattutto sullo stop all’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per chi si difende. «Fare il nostro dovere non è reato. Finalmente con il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri è stato previsto che gli operatori delle forze dell’ordine nello svolgimento delle loro funzioni, qualora sussistano cause di giustificazioni del reato, quali la legittima difesa, l’adempimento di un dovere o lo stato di necessità, non riceveranno più l’avviso di garanzia. Questo è un grande risultato», dice il segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia), Stefano Paoloni.