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Tatarella unisce destra e sinistra: il ricordo di La Russa e D'Alema

A 27 anni dalla sua scomparsa, "Pinuccio" non è stato dimenticato né dal suo mondo né da chi stava nel campo avverso: ancora oggi è capace di unire personalità apparentemente lontane
di Alberto Busacca martedì 10 febbraio 2026

2' di lettura

Ancora amato (e rimpianto) a destra, da sempre rispettato a sinistra. A ventisette anni dalla sua scomparsa Giuseppe Tatarella, detto Pinuccio, vicepremier e ministro delle Poste e delle telecomunicazioni nel primo governo Berlusconi, deputato per sei legislature prima del Movimento sociale italiano e poi di Alleanza nazionale, fondatore e direttore di giornali e riviste, non è stato dimenticato né dal suo mondo né da chi stava nel campo avverso. Ed è ancora capace di unire personalità apparentemente lontane, come il presidente del Senato Ignazio La Russa e l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, che lunedì (9 febbraio) hanno ricordato l’ex ideologo di An nel corso di un evento organizzato in Regione Lombardia da Fratelli d’Italia e dalla Fondazione Tatarella. 

“Una personalità importante”, ha detto D’Alema nella tavola rotonda con La Russa moderata dal condirettore di Libero, Pietro Senaldi. “Diciamo pure”, ha aggiunto, “che nella memoria accade che si dica che eravamo tutti amici. Non lo eravamo, ma eravamo avversari in una politica in cui gli avversari si ascoltavano, si rispettavano ed erano in grado anche di avere un rapporto umano”. “Senza dubbio”, ha aggiunto, “fu l'uomo che lavorò per defascistizzare il Msi e isolare le componenti squadristiche che ancora c’erano”. 

“Era il mio migliore amico”, ha ricordato La Russa. “Tatarella aveva una caratteristica non comune ai politici, non amava apparire. Una rarità. Le sue presenze televisive furono pochissime, era troppo intelligente per affidare all’immagine il suo pensiero. Poi aveva come caratteristica principale del suo modo di fare politica quella di guardare agli addetti ai lavori, al palazzo. Altri dovevano convincere il popolo”.  E ancora, rispondendo a D’Alema: “È sbagliato credere che fosse uno che voleva defascistizzare, voleva proseguire nel solco della tradizione del movimento. Non rinnegò mai il Msi”.

“Le cose in politica non sono cambiate in meglio”, ha continuato D’Alema. Poi, ricordando la Bicamerale: “La destra politica con Tatarella e Fini aveva fatto una scelta che era quella di cercare un compromesso per una riforma costituzionale che fosse un atto fondativo della Seconda repubblica. Quando Berlusconi fece cadere tutto, ci fu vera amarezza, anche per Fini e Tatarella. Lui però in modo più smaliziato l’aveva previsto. In quel momento è successo qualcosa che ci portiamo ancora dietro, è rimasta una ferita aperta e non a caso tutti i tentativi successivi di mettere mano alla Costituzione sono falliti, perché la Costituzione è un oggetto delicato che andrebbe riformato tramite un’intesa. Questo era ben chiaro a Tatarella”. 

“Mi chiedo”, ha concluso La Russa, “cosa sarebbe cambiato se Pinuccio non fosse morto durante quell’operazione dell’8 febbraio 1999”. All’epoca, l’ex vicepremier aveva solo 63 anni, quindi “avrebbe potuto lavorare ancora a lungo”. Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Fabrizio Tatarella, vicepresidente della Fondazione Tatarella, Romano La Russa, assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, Francesca Caruso, assessore alla Cultura di Regione Lombardia, Matteo Forte, consigliere regionale lombardo, Simone Orlandi, coordinatore milanese di Fratelli d’Italia e Antonio Carioti, storico ed editorialista del Corriere della Sera. 

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