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Repubblica in sciopero? Toh, il "pericolo democratico" è Elkann (e non Giorgia Meloni)

martedì 10 febbraio 2026

3' di lettura

La libertà di stampa in pericolo? Sì, per colpa di John Elkann. Parola del Comitato di redazione di Repubblica, che per una volta non si concentra su Giorgia Meloni e rischi-fascismo ma colpisce duro il suo editore, intenzionato a vendere.

Lo storico quotidiano della sinistra fondato da Eugenio Scalfari oggi non è andato in edicola, e il sito web rimarrà bloccato fino a domani. Una protesta eclatante e forte contro la proprietà, la Gedi, controllata appunto dal rampollo Agnelli.

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"L'assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica si è riunita per ore" nella serata di lunedì e "per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano" oggi 10 febbraio non sarà in edicola, si legge nel comunicato del Comitato di redazione. Il giornale, in sciopero, non sarà in edicola nemmeno domani. "Oramai da settimane - si legge nella nota pubblicata anche online - la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio e la società non ci ha ancora detto se c'è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se si, perché non prenderle in considerazione?".

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Si chiede trasparenza nella trattativa "necessaria e fondamentale quando in ballo c'è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico". Si tornano a chiedere "garanzie occupazionali e democratiche", cadute nel vuoto perché "l'editore John Elkann si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali". Una situazione che, ricorda il CdR, coinvolge 1.300 famiglie. Per il sindacato "la storia di Gedi è paradigmatica. Racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni né credono nella legge del più forte e del più furbo; la pavidità e connivenze di purtroppo molti decisori pubblici, attenti agli interessi delle oligarchie e meno al bene comune".

I giornalisti concludono ricordando che "Repubblica nasce con un forte senso di identità e appartenenza a un sistema di valori ben definito: progressista, antifascista, per la conquista di nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti abbiamo raccontato l'Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia è per restare fedeli a tutto questo".

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Anche il Comitato di redazione de La Stampa in una nota "esprime piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Repubblica in questa fase di profonda crisi e incertezza che non è più tollerabile e che investe l'intero gruppo Gedi". "L'ostinato silenzio - si legge - della proprietà Exor di fronte alle legittime richieste delle rappresentanze sindacali non è solo grave, è inaccettabile, e alimenta una preoccupazione che giorno dopo giorno diventa rabbia e determinazione. A oggi non esiste alcuna garanzia o clausola di salvaguardia né per l'occupazione né per l'autonomia e l'indipendenza editoriale delle testate, valori che dovrebbero essere intoccabili e che invece vengono messi in discussione da mesi di incertezza, sulle spalle di oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie".

"Questa situazione - prosegue il Comitato di redazione - non colpisce solo chi lavora nelle redazioni, ma mina l'intero sistema dell'informazione del Paese, aprendo una ferita profonda nel pluralismo e nella libertà di stampa, pilastri irrinunciabili della democrazia. Il CdR de La Stampa chiede con forza assunzione di responsabilità e rispetto per chi ogni giorno garantisce con il proprio lavoro la qualità, la credibilità e la dignità di testate che sono parte essenziale della storia editoriale italiana". "Siamo e saremo - conclude il CdR - al fianco delle colleghe e dei colleghi di Repubblica, nelle redazioni e nelle battaglie: la loro lotta è anche la nostra". 

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