"Io penso che il Giani abbia fatto tre grandi errori: uno storico, uno politico e uno istituzionale". Non molla, Italo Bocchino, a margine della seduta solenne del Consiglio regionale toscano svoltosi oggi a Firenze dedicata al Giorno del ricordo.
Il direttore editoriale del Secolo d'Italia inizialmente doveva intervenire durante la stessa seduta solenne in quanto esperto e studioso del tema delle foibe, poi invece l'ufficio di presidenza, per bocca del presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, ha escluso interventi esterni. L'ex parlamentare di An tira in ballo ovviamente anche il governatore dem toscano Eugenio Giani, che ha avallato la decisione.
"L'errore storico è stato quello di farsi dettare la linea dall'Associazione Nazionale dei Partigiani - ha spiegato Bocchino -. Io sono molto grato ai partigiani di aver contribuito a combattere il nazifascismo, ad averci dato democrazia e libertà, ma sul tema di foibe ed esodo non hanno diritto di parola perché erano alleati con i partigiani titini, con quelli che uccidevano gli italiani solo perché erano gli italiani, con quelli che costrinsero 350.000 persone pari alla città di Firenze, a esodare senza nulla. In realtà noi volevamo semplicemente portare in una sede istituzionale, qui c'è l'errore istituzionale di Giani, un cortometraggio fatto da Federica Martini Masoni, un'importante imprenditrice che è stata candidata con Fratelli d'Italia, che in onore del nonno esule ha voluto fare questo cortometraggio. Io sono un protagonista, una voce narrante perché sono uno studioso di quella vicenda. E quindi è molto grave quello che ha fatto istituzionalmente Giani".
"Sul sito della regione in questo momento c'è ancora scritto che io tra poco dovrei parlare, quindi non hanno avuto neanche il coraggio di cambiare il programma e l'errore politico invece lo vedete voi, insomma, si è si è fatto un boomerang terribile, nel senso, si è creato una notizia nazionale da solo come un presidente di regione che mette bavaglio a un giornalista perché questo giornalista, a suo giudizio, è un figlio di Dio minore perché è un giornalista di destra. Questa è la cosa veramente molto grave. Abbiamo le spalle larghe e siamo qui lo stesso, non ci facciamo intimorire da Giani, né censurare da Giani, diciamo la nostra in ogni modo. L'ho detto, avrei parlato anche su una cassetta della frutta".
Lo scontro istituzionale è frontale. In Consiglio regionale infatti Fratelli d'Italia è uscita dall'aula, insieme a Forza Italia, e ha poi inscenato in un'altra sala dello stesso palazzo un incontro "parallelo" sulle foibe, alla presenza dello stesso direttore Bocchino. Saccardi, a margine dell'aula, ha spiegato: "L'ufficio di presidenza alla fine ha deciso di svolgere un Consiglio regionale senza interventi esterni. Quindi, non censure nei confronti di una persona, ma diciamo la decisione di svolgere una seduta come un Consiglio regionale qualsiasi, pur avendo come ordine del giorno il Giorno del Ricordo". Un escamotage servito solo ad accentuare le divisioni e le polemiche.