"È evidente che si è modificato il perimetro" della maggioranza di governo dopo il voto sul decreto Ucraina. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, in un'intervista a La Stampa, chiede a Giorgia Meloni di "chiarire se il gruppo di Vannacci è o no in maggioranza. A sentire i loro toni, si direbbe di no, poi però votano la fiducia. Non ci può essere ambiguità", aggiunge.
Alla domanda se ci sarà uno spostamento ancora più a destra della maggioranza, dietro a Vannacci, la leader dem risponde: "Mi pare siano già a buon punto. È stato un esponente della Lega a invitare in Parlamento Casapound. Proprio oggi (ieri, ndr) il tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di Casapound per aver tentato di riorganizzare il disciolto partito fascista, violando la Costituzione e la legge Scelba. Ora che c'è una sentenza, al governo non resta che fare quello che gli chiediamo da tempo: sciogliere Casapound".
Quando chiedono alla segretaria se il Pd tifi Vannacci sperando che indebolisca il centrodestra a vantaggio delle opposizioni, Elly si mostra talmente ottimista da sfiorare la tracotanza: "Noi vinceremo le elezioni senza bisogno di alcun contributo da destra, anche perché le divisioni della maggioranza, in particolare in politica estera, non nascono certo adesso con Vannacci". Per quanto riguarda l'Ucraina, chiarisce, "sono convinta che, come abbiamo fatto su tanti temi, dai salari alla sanità alla sicurezza, troveremo una sintesi delle diverse posizioni prima di andare al governo. Il problema sono le divisioni della maggioranza che governa, perché minano la chiarezza della posizione italiana sulla scena internazionale".
Il prossimo banco di prova sarà il referendum sulla giustizia, trasformato dal centrosinistra e dalle toghe in un voto pro o contro Meloni. "Questa riforma non migliora il funzionamento della giustizia né alla separazione delle carriere, che c'è già. Serve a chi sta al potere e vuole avere la giustizia al suo servizio, per sfuggire a ogni controllo. Non vogliamo in Italia né il modello Orban né quello Trump. Siamo affezionati alla nostra Costituzione", scandisce la leader dem. "A politicizzare non sono io, ma Meloni, che ogni giorno trova un motivo per attaccare i magistrati. Cerca di dare la colpa ai giudici, mentre la colpa è loro, che non sono capaci a scrivere le leggi e hanno fallito su tutta la linea, dalle bollette più care d'Europa alle liste d'attesa nella sanità".