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Natalia Aspesi, la resa a Giorgia Meloni: "Noi non capiamo perché"

venerdì 13 febbraio 2026
Natalia Aspesi, la resa a Giorgia Meloni: "Noi non capiamo perché"

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Avvocato, di sinistra, e schierato con il "Sì" al referendum sulla giustizia: ci sono tutti gli elementi per un grosso imbarazzo politico nel campo progressista. Un imbarazzo palpabile anche nella risposta che Natalia Aspesi dà al lettore nella "Posta del cuore" su Venerdì di Repubblica.

La rubrica delle lettere esprime alla perfezione il cortocircuito che agita il campo di Partito democratico, toghe rosse e dintorni. "Il referendum sulla proposta di legge di modifica costituzionale - premette un lettore del settimanale - non è un voto politico, anche se molti lo vogliono così trasformare e comunque LA presidente Meloni (il maiuscolo non è un errore, ma un dispetto a chi non vuole nemmeno riconoscere l’importanza di una donna ai vertici del governo) ha già detto che in caso di sconfitta non si dimetterà, quindi è venuta meno l’unica ragione per votare No".

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"Sono di sinistra e sono avvocato - prosegue -: esaminando la legge, non vedo da nessuna parte i pericoli paventati di soggezione dei giudici e nemmeno dei pubblici ministeri alla politica, giacché vi saranno due Csm al posto di uno e quindi con le stesse garanzie attuali. La riforma - sottolinea ancora l'avvocato per il Sì - riguarda la divisione delle carriere e non il semplice divieto di passaggio da una funzione all’altra (citato erroneamente dal lettore): è l’unico modo per determinare un giudice veramente imparziale tra accusa e difesa, con vantaggio per il cittadino sottoposto al suo giudizio. Mi ha stupito che lei voglia votare No per contrarietà a chi vuole cambiare la Costituzione, che è sicuramente molto avanzata (si pensi invece a quella americana che permette le nefandezze di Trump), ma non è un testo sacro, né può essere perfetta...".

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Parole di buon senso di fronte alle quali alla Aspesi non resta di fatto che alzare bandiera bianca, ammettendo nero su bianco le vere regioni delle opposizioni sul voto del 22 e 23 marzo prossimi. "Più passa il tempo, più aumentano i favori per la presidente, e noi non capiamo perché, mentre i suoi ministri (compreso Salvini dopo aver perso lo spaventoso Vannacci) non riescono a farne una giusta. Io quindi voto No senza esserne del tutto convinta, sapendo anche che il No probabilmente perderà. Siamo diventati un Paese di destra, come del resto buona parte del mondo".