Le due settimane delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono state un truonfo organizzativo e sportivo per l'Italia e di riflesso una debacle per chi sperava nel flop per poter incolpare il governo di Giorgia Meloni.
Dagli sci alle canzoni, ora arriva la full immersion del Festival di Sanremo e si prospettano tempi abbastanza grami, alla stessa maniera dei Giochi, per le opposizioni. Fin da subito infatti hanno tentato di buttare l'Ariston in politica, con il tam tam indignato sulla presenza (sempre smentita, peraltro) della premier in platea.
Fratelli d'Italia ha così deciso di replicare a tono, mettendoci in mezzo anche il referendum sulla giustizia e trasformando il tutto in una battaglia social a suon di sfottò e ironie.
Ecco allora sulla pagina di FdI una serie di "card" con i testimonial del No alla riforma trasformati in cantanti, con tanto di brani celebri di Sanremo opportunamente modificati a tema.
Il Festival diventa "Ingiustizia 2026", e via con le ugole d'oro della propaganda: il magistrato Nicola Gratteri canta Maledetta cronologia, ricordando le sue giravolte e piroette sui temi oggetto della riforma in un passato anche recente. Stesse note stonate per Debora Serracchiani, che si esibisce in Ho cambiato idea, ma quale idea?. Secondo i meloniani, l'ex governatore pugliese Niki Vendola canterebbe Voterei ma non posso mentre per Cesare Parodi, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, il brano perfetto sarebbe Non voglio mica riformare.
Gran finale con cambio di registro: sulla scia di Raffaella Carrà, la Raffa nazionale, ecco A riformare comincia tu: vota sì.