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L'Anpi supera il limite, esplode il caso prima del voto: "Se vince il Sì si realizza il disegno fascista"

sabato 7 marzo 2026

2' di lettura

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) ha confermato la sua posizione netta: al referendum confermativo del 22 e 23 marzo voteranno No alla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Una scelta prevedibile, accompagnata da toni accesi che ripropongono lo spettro del fascismo e di una fantomatica sottomissione della magistratura al potere esecutivo. Durante una maratona mediatica organizzata alla Casa delle Donne di Roma, il presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo ha spiegato le ragioni del No: “Noi vogliamo che la legge sia uguale per tutti e per questo voteremo no”.

Ha poi aggiunto: “I magistrati erano costretti a giurare fedeltà al fascismo. E gli articoli della Costituzione che la riforma vuole cambiare hanno messo al centro dell’ordinamento giuridico autonomia e indipendenza della magistratura. La riforma mette in discussione il fatto che i cittadini siano soggetti soltanto alla legge”. Secondo Pagliarulo, le intenzioni del governo sarebbero chiare: “La premier Meloni e Nordio lo hanno confessato: ‘La nostra legge impedirà le intollerabili ingerenze della magistratura nelle scelte del governo’”.L’argomentazione, però, viene contestata con forza da chi sostiene il Sì. La riforma modifica l’articolo 104 della Costituzione precisando che “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.

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Lungi dal far giurare fedeltà al governo, come ricorda ilSecolo d'Italia, il testo riconosce ai pm una piena dignità giurisdizionale, mantenendo intatta l’autonomia dell’ordine giudiziario. Il principio secondo cui i magistrati non devono interferire nelle scelte politiche dell’esecutivo è già sancito dalla Costituzione vigente.Critici della posizione ANPI sottolineano l’incongruenza storica: se la separazione delle carriere fosse sinonimo di regime autoritario, allora Stati Uniti, Francia, Germania, Giappone, Canada, Regno Unito, Belgio e Spagna – tutti con carriere separate – dovrebbero essere considerati “fascisti”. Al contrario, nazioni che conservano la carriera unica includono Russia, Cina, Iran, Iraq, Venezuela e Pakistan, regimi noti per scarso rispetto della democrazia e dell’indipendenza giudiziaria.

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