"La sinistra non può dire: 'è stato un governo di centrodestra che ha fatto la riforma che proponevamo tutti perché sono stati più bravi di noi'. E quindi che devono dire? 'Attentato alla Costituzione, il fascismo, la deriva illiberale', perché è l'unico argomento che rimane". Giorgia Meloni, ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, su Rete 4, inquadra alla perfezione il cortocircuito delle opposizioni. Un "campo largo" in cui tanti, negli anni, si erano spesi per sostenere e promuovere i temi che oggi la riforma della giustizia porterebbe a compimento ma che oggi, per motivi politici, sono costretti a fare campagna per il "no".
Lo spauracchio della "dittatura", sottolinea la premier, "è l'unico argomento che rimane per mobilitare il proprio elettorato su una riforma che è di assoluto buon senso. Ma noi - aggiunge - possiamo continuare così in questa nazione? Possiamo continuare che anche quando siamo d'accordo sul fatto che c'è qualcosa che non funziona e che si può sistemare se lo propone un altro dobbiamo per forza dire di no?".
La presidente del Consiglio rivolge dunque un appello agli elettori "ad andare a votare guardando il merito della riforma. Perché questa non è una riforma di destra, non è una riforma di sinistra, è una riforma di buon senso. E tutte le persone di buon senso, che siano di destra o di sinistra, devono cogliere l'occasione di modernizzare questa nazione".
"Io intendo arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare dagli italiani sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi non avrebbe senso che io mi dimettessi, anche nel caso di vittoria del no. Ma questo a maggior ragione dovrebbe convincere chi è d'accordo con la riforma e la sinistra cerca di convincere dicendo andate a votare no contro la Meloni, che non ha senso farlo perché tra un anno puoi andare a votare contro la Meloni e mandare a casa la Meloni, se hai la maggioranza, ovviamente".
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— Quarta Repubblica (@QRepubblica) March 16, 2026