Giuseppe Conte vola in Sardegna e, tra un comizio e l’altro per il No al referendum, ne approfitta per blindare la maggioranza di centrosinistra che governa la Regione, sotto la guida della grillina Alessandra Todde, alle prese con alcune tensioni in consiglio regionale. «Una possibile alternativa non la vedo proprio» taglia corto il leader M5S, cercando così di mettere una pietra tombale sugli attriti nella maggioranza del campo largo che governa la Regione. «Se c’è qualche fibrillazione deve assolutamente rientrare perché tutte le forze politiche, tutti gli esponenti, tutti gli eletti devono comprendere che questa è una grande occasione non per il singolo partito ma per la Sardegna» ha dichiarato Conte ieri a Sassari.
«C’è stato un progetto politico che è stato condiviso, ci sono obiettivi comuni, strategici da raggiungere a tutela della comunità sarda e per farlo occorre massima coesione, quindi non voglio neppure sentir parlare di queste fibrillazioni» ha aggiunto. Il leader del M5s blocca inoltre le critiche del centrodestra sulla gestione della sanità in Sardegna ed elogia le azioni della Giunta Todde: «Il centrodestra sulla sanità sarda non dovrebbe parlare perché abbiamo ereditato una situazione fortemente critica e io ne sono testimone, ho fatto una campagna elettorale dove tutti i cittadini sardi hanno messo al primo posto la criticità della sanità».
Le tensioni tra le forze che sostengono Todde vanno avanti da diverso tempo, con il Pd che negli ultimi mesi diverse volte ha disertato le riunioni della Giunta. Tre settimane c’era stato un primo scontro sulla nomina dei nuovi direttori sanitari delle Asl di Cagliari e Olbia, su cui la governatrice ha deciso di tirare dritto, infischiandosene dei dubbi di legittimità manifestati dal segretario regionale del Pd Silvio Lai. Poi, a fine febbraio, i dem hanno disertato la convocazione della Giunta, accentuando lo strappo di pochi giorni prima sulla sanità. E se, quella volta, all’ordine del giorno dell’esecutivo non c’erano questioni cruciali (contributi a fiere bovine e poco altro), il significato simbolico delle assenze dem equivale a un duro avvertimento alla presidente. Da qui il tentativo di Conte di scongiurare una crisi definitiva della maggioranza.