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Rosy Bindi senza pudore, "Meloni non ha votato la Costituzione. La destra e le forze eversive..."

sabato 21 marzo 2026

2' di lettura

L'appello del presidente Sergio Mattarella a moderare i toni sul referendum sulla giustizia? Carta straccia, a giudicare dalle ultime, sconcertanti parole di Rosy Bindi. La storica esponente del Partito democratico, ex presidente della Commissione Antimafia, ha partecipato venerdì a un comizio del fronte del No al Teatro Niccolini di Firenze attaccando il governo di Giorgia Meloni e il centrodestra con parole gravissime. 

"Non ci meravigliamo che la presidente del Consiglio aspetti da 80 anni questa riforma, perché lei questa Costituzione non l'ha votata, ne ha ostacolato l'attuazione - è l'affondo della Bindi -. La sua forza politica ne ha ostacolato l'attuazione in Parlamento e lasciatemelo dire, negli accordi con le forze eversive di questo Paese. Questa è la partita in gioco, è il motivo per cui ci siamo mobilitati ed è così dobbiamo continuare, restando uniti". 

Siamo oltre al rischio-fascismo paventato dal centrosinistra in caso di vittoria del Sì al voto referendario. Siamo al "governo fascista", semplicemente. "Molti degli argomenti ce l'hanno offerti loro - è la versione della ex parlamentare democristiana -. Ci accusano durante i dibattiti televisivi, soprattutto lì, di leggere nella riforma ciò che non c'è scritto. Ma sono stati loro che ci hanno suggerito di leggere, lo avevamo capito da soli ma ce lo spiegano ogni giorno, che cosa davvero c'è scritto in questa riforma. Sono le loro argomentazioni, la lucidità che stanno perdendo a dimostrare quali sono le vere intenzioni". 

Intenzioni, ha poi attaccato, che "la presentazione di questa legge elettorale ha reso ancora più chiare, con un premio di maggioranza che consentirebbe a chi vince le elezioni di prendersi presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Consiglio superiore della magistratura, servizio pubblico, autorità di governo". Per Bindi "il percorso è chiaro. Noi abbiamo al governo di questo Paese una maggioranza politica ispirata a una concezione molto semplice; chi vince le elezioni, non ha il potere di governare, ma ha il potere di comandare senza controllo. E chi prova a controllare l'esercizio del potere, che legittimamente gli è stato conferito, è un disturbo". 

"Il referendum non è della maggioranza - conclude -, il referendum è delle opposizioni e dei cittadini, altrimenti diventa un plebiscito che è quello che loro volevano fare". Con quelle 500.000 firme "abbiamo restituito la funzione vera del referendum". Bindi, ribadendo di essere fiduciosa, ha aggiunto che la ritrovata partecipazione "è comunque un grande patrimonio che non dobbiamo disperdere qualunque sia il risultato. Gli italiani, quando si parla di Costituzione, ritrovano se stessi. Il programma politico di partenza è la nostra Costituzione, lì c'è non solo il passato ma anche il futuro del nostro Paese. Se dovesse andare male, su questo si baserà la nostra resistenza". 

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