Umberto Bossi aveva un "istinto politico incredibile, che l'aveva portato a leggere in anticipo la rottura tra un pezzo di ceto produttivo del Nord e il governo centrale", era "incontenibile, fuori da qualsiasi schema" e viveva in un "appartamento spartano che trasudava" la sua "vitalità vorace e per certi aspetti esasperata".
E' quasi una elegia, quella di Massimo D'Alema, che per ricordare il Senatùr fondatore della Lega, sul Corriere della Sera, sparge una bella dose di veleno postumo su Silvio Berlusconi, l'altro grandissimo protagonista degli anni Novanta italiani e del passaggio tra Prima e Seconda Repubblica.
L'ex segretario del Pds ricorda la rottura nel 1994 tra Bossi e il Cav. Secondo Fedele Confalonieri, le cui parole sono riportate nel retroscena di Francesco Verderami sempre sul Corsera di oggi, fu l'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a premere, interessato alla fine del primo governo Berlusconi e a un riequilibrio delle forze politiche in gioco (con preferenza per il centrosinistra). Secondo molti altri retroscenisti dell'epoca, dietro c'era invece proprio Baffino, che però smentisce.
"Ad accelerare era Umberto. Non certo io, che semmai lo frenavo", sottolinea D'Alema. "Io avrei preferito che il governo Berlusconi restasse in piedi almeno fino alle elezioni regionali del 1995, a cui il centrosinistra si presentava da favorito. Se l'operazione fosse stata successiva a un voto popolare, si sarebbe tolta quella sorta di impronta 'di palazzo' che poi l'ha consegnata alla storia, per l'appunto, con l'etichetta di ribaltone".
Perché voleva rompere con il Cavaliere? "Me lo spiegò con parole sue, in maniera illuminante. Mi disse 'caro D'Alema, per te è facile dirmi di temporeggiare: tu hai i tuoi ragazzi chiusi nelle caserme e al tuo segnale vengono fuori. Noi invece non abbiamo caserme perché siamo come una tribù: se non mi sbrigo, Berlusconi i miei ragazzi me li sfila uno dopo l'altro e rimango da solo".
Oltre all'istinto politico incredibile, D'Alema ricorda il lato umano di Bossi. "Simpatico? Tantissimo. Mi è dispiaciuto tantissimo che Umberto sia morto. Quanto alla politica, delle cose che ci hanno diviso non gli perdono l'aver cavalcato una posizione becera contro i migranti. Ma ne conservo un bel ricordo personale".
E riscrive anche una frase storica a lui attribuita, cioè che Bossi e la Lega fossero "una costola della sinistra": "Mai detto - assicura l'ex premier -. Si scoprì che molti operai della Fiom votavano Lega, dissi che il partito era una costola del movimento operaio. Era una constatazione".