Ma come, Gualtieri ha votato no al referendum e la Corte dei Conti lo mette in mezzo per una storia di soldi sperperati? La storia è quella del termovalorizzatore da realizzare alle porte della Capitale, a Santa Palomba. In pratica, secondo la magistratura contabile il Comune di Roma avrebbe sborsato- attraverso la municipalizzata della nettezza urbana, l’Ama - il doppio della valutazione dei terreni necessari...
O meglio, Pantalone. Perché alla fine dei giochi i quattrini sono sempre i nostri. In Campidoglio non possono fare spallucce. Perché erano stati avvisati da un po’ di tempo: l’ex sindaca Virginia Raggi ha presentato - assieme ad altri suoi colleghi pentastellati l’esposto alla Corte. Ma anche dall’altra parte dell’opposizione si sono accorti di quanto succedeva. A svelarlo, il capogruppo della Lega Fabrizio Santori: «Gualtieri e l’assessore Alfonsi sapevano e hanno taciuto». «Già con interrogazioni formali urgenti del novembre 2022, depositate negli stessi giorni, avevamo denunciato in Assemblea Capitolina gravi criticità sull’acquisto dei terreni di Santa Palomba per il termovalorizzatore. Non abbiamo mai ricevuto risposta. Ora la Corte dei conti indaga per possibile danno erariale e di fatto conferma la fondatezza delle nostre denunce».
E aggiunge: «Abbiamo sollevato dubbi precisi e documentati su tre aspetti fondamentali: la congruità del prezzo, l’idoneità urbanistica dell’area e la presenza di vincoli e criticità strutturali. Ora emerge che quei terreni sarebbero stati pagati circa 7,5 milioni di euro, a fronte di una valutazione molto più bassa. Un differenziale che potrebbe configurare un danno erariale rilevante. Ma c’è di più: dai documenti risulta che l’area acquistata non è un terreno industriale “puro”, ma presenta porzioni di verde pubblico, vincoli paesaggistici e fasce di rispetto che ne limitano l’utilizzo. In sostanza», prosegue Santori, «Roma potrebbe aver pagato a prezzo pieno un terreno che non vale quella somma. È gravissimo che il sindaco Gualtieri e l’assessore Alfonsi abbiano proseguito l’iter senza chiarire questi aspetti e, soprattutto, abbiano ignorato interrogazioni istituzionali e dettagliate.
Oggi quel silenzio si traduce in un’indagine della magistratura contabile: la Lega ha sempre sostenuto che Roma ha bisogno di un termovalorizzatore, ma non può essere realizzato attraverso operazioni immobiliari opache, su terreni non pienamente idonei e senza la necessaria trasparenza». Quindi, ecco il punto politico vero: non è più una polemica di parte. Succede una cosa anomala nella politica romana: la Lega denuncia criticità sull’acquisto dei terreni; la Corte dei conti apre verifiche; Virginia Raggi aveva già presentato un esposto sul termovalorizzatore. Quindi l’accusa non arriva solo dal centrodestra. Il missile proviene anche dall’ex sindaca del M5S, cioè da chi oggi dovrebbe essere potenziale alleato del centrosinistra.
Il problema è strutturale: il termovalorizzatore è l’opera simbolo di Gualtieri e se l’esposto contro quell’operazione porta la firma politica della Raggi, come costruisci un’alleanza se uno difende l’opera e l’altra la porta davanti ai magistrati? Non è una divergenza programmatica: è uno scontro di legittimità amministrativa. Tre sono i contraccolpi colpi politici: non rispondevano alle interrogazioni ed è un problema democratico. Poi la Corte dei conti, ed è un problema. Se si aggiunge l’esposto della Raggi il problema diventa davvero politico. Ovviamente, ognuna delle parti in causa ha la sua opinione sul termovalorizzatore: ma se il tema riguarda l’opacità della spesa, la questione si fa davvero complessa per un elementare diritto alla trasparenza. E se lo rivendicano più opposizioni, Gualtieri non può trincerarsi dietro il consueto riserbo...