La storia di Ilaria Salis è un romanzo a puntate. E come in ogni romanzo, non poteva mancare una questione di cuore. Ovviamente con contorni comici. È curioso, per esempio, che a rendere la posizione dell’eurodeputata Avs sostanzialmente indifendibile sia stata proprio lei: se avesse evitato di pubblicare sui social le foto dei controlli di polizia a Roma, se non si fosse messa a gridare allo stato di polizia, al regime orbaniano in Italia e tutte le altre sparate da centro sociale cui ormai ci ha abituato, nessuno avrebbe mai saputo che la giustizia tedesca è sulle sue tracce. Nessuno avrebbe saputo delle segnalazioni sul suo conto.
L’unico fatto dimostrato finora è l’esistenza di ombre inquietanti sulla paladina della sinistra italiana: perché finché era Budapest ad accusarla per i suoi legami estremisti, i suoi compagni avevano gioco facile ad archiviare la cosa come il complotto di un pericoloso regime nero.
Mentre diventa difficile sostenere che anche Berlino muova contro di lei sulla base di un’oscura azione reazionaria. Eppure Ilaria, invece di provare un comprensibile imbarazzo, ha scelto di caricare a testa bassa e dare conto delle vessazioni subite.
Vittima di un accanimento ingiustificato, povera stella: sembra sempre cadere dalle nuvole quando qualcuno la interroga sulle sue vicende. Il tutto anche se è sempre stata la Salis a ricordare la sua vicinanza ai “compagni” arrestati in Ungheria per gli ormai celebri pestaggi antifascisti, così come ha sempre rivendicato le occupazioni decennali e ora difende come “piccolezze” anche i precedenti penali del suo assistente Bonnin (descritte in prima battuta da Tempo e Giornale) e le strane simpatie dell’altro collaboratore, Tombolini, quello che sui social pubblicava foto di poliziotti presi a bastonate (storia raccontata invece da Libero).
Resta un problema, però, ovvero quello di non restituire il favore all’estremista brianzola provando a infilare la testa sotto le sue lenzuola. Chi ha letto le ricostruzioni dei giorni scorsi lo sa: l’eurodeputata è stata visitata dalla polizia all’alba, mentre si trovava in compagnia del suo assistente, Bonnin. E qualcuno ha fatto notare un passaggio dei regolamenti dell’Unione Europea: è vietato assumere parenti o persone con le quali si intrattiene una relazione stabile. E più di un politico ora le chiede di chiarire la natura di questa relazione con il suo assistente. Cosa che lei non sembra disposta a fare. Come superare la sua reticenza? Ovvio, bisognerebbe spulciare nella sua vita privata per scoprire quando e come è iniziata la love story, definire bene il concetto di “stabilità” alla base della norma Ue e così via. Torbido.
Può venire il sospetto che a parti invertire, con un parlamentare di centrodestra al centro della vicenda, nessuno avrebbe usato tanta cortesia, scatenando una campagna a base di foto di baci rubate e racconti di vicini di casa su quante volte sono stati visti varcare la soglia di casa insieme a tarda ora. Ma siamo sicuri di voler provare a dare l’assalto a una signora con un passato di 12 anni di occupazioni abusive e accusata di legami con bande di picchiatori rossi per le sue avventure amorose? Oltre che torbido, inutile.