La sinistra ha la capacità innata di fiondarsi sempre sulle bufale per parlare di fascismo e per dare del "fascista" chi fascista non è. Come per lo "scandalo" della password Wi-fi utilizzata dal Senato nella giornata di ieri, martedì 31 marzo. Secondo Repubblica, tra quelle lettere si poteva scorgere la parola "DUX". Per carità, la dicitura "Dux" c'era. Il punto è che per i progressisti si trattava di un chiaro riferimento a Benito Mussolini e, quindi, al Ventennio. La notizia è stata rilanciata anche da alcuni parlamentari dell'opposizione, che hanno parlato di fatto "gravissimo" e di "cattivo gusto".
"Ormai al peggio non c'è più limite. Come denunciato da 'La Repubblica', ieri è apparso in Senato un cartello dove per accedere al Wi-fi bisognava digitare una password contenente la parola 'Dux' - ha spiegato il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro -. Una cosa grave che dimostra non solo il livello di superficialità in un contesto istituzionale ma anche come l'uso di alcune parole è stato sdoganato con l'arrivo al governo degli eredi del Movimento Sociale Italiano. Sarebbe necessario, in un paese dove il rapporto con la memoria degli anni bui del fascismo è terreno di scontro, non far cadere la cosa come un errore o una leggerezza".
Sulla stessa linea anche il senatore del Pd Dario Parrini: "Nell'aula del Senato dove ieri si è tenuta la riunione col Commissario Ue per il Clima Wopke Hoekstra per accedere alla Wi-Fi bisognava digitare una password contenente la parola ‘Dux’. Omaggiare il Duce - anche se lo si fa per scherzo, cosa peraltro tutto da dimostrare - denota cattivo gusto ragguardevole e scarso rispetto delle istituzioni. Siamo sicuri che anche il Presidente del Senato La Russa la pensa come noi e diamo per scontato che si sia già adoperato per evitare che una simile ridicolaggine si ripeta”.
Peccato che sia tutto falso, come ampiamente prevedibile. Sulla scelta della password per l'accesso al Wi-fi del Senato durante l'audizione del commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra avvenuta ieri, secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Madama, le password dei sistemi Wi-fi al Senato sono generate in maniera automatica da un software che assembla caratteri e numeri in maniera del tutto casuale. Niente fascismo, dunque. Solo pura casualità.