Sul pranzo tra Giuseppe Conte e Paolo Zampolli, emissario in Italia di Donald Trump, ieri - mercoledì 1 aprile, il giorno in cui Libero ha dato la notizia in esclusiva - da parte del Pd è calato un silenzio quasi tombale. Unica eccezione il senatore Filippo Sensi, il quale su X ha scritto: "Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l'emissario di un Presidente di destra". Una stoccata bella e buona, quella di Sensi. Un post su X per impallinare quel Giuseppe Conte che sta tentando la scalata al centrosinistra, provando a "fregare" lo scettro da candidato premier ad Elly Schlein.
Già, perché quell'incontro con Zampolli, per Conte potrebbe essere stato uno snodo funzionale al suo riaccreditarsi con la Casa Bianca, dato che da che mondo è mondo, con gli Stati Uniti contro è più difficile governare o ambire a farlo. Un'ipotesi rilanciata dal nostro quotidiano e che ha innescato le ire e la reazione scomposta di Giuseppe Conte, contro Libero e contro Mario Sechi. Peccato, però, che il giorno successivo tutti, stampa progressista compresa, riflettono su quell'incontro e sulle sue implicazioni politiche, in particolare quelle relative alle prossime elezioni politiche.
Ma torniamo al Pd. Ecco, dopo le parole taglienti di Sensi, il giorno successivo ecco piovere il commento di Francesco Boccia, presidente dei senatori Pd, il quale è stato chiamato a dire la sua su Sky Start: "Zampolli non lo conosciamo. Il Pd non conosce lui. E viviamo bene così", ha commentato Boccia, forse ancor più tagliente rispetto a Sensi. E ancora: "Dopo la vittoria nel referendum tutti i partiti del centrosinistra si sono detto disponili alle primarie. Ma ne parleremo quando sapremo la data del voto. Federatori non ne vedo ma ci sono tante personalità che possono dare un contributo: prima di tutto dobbiamo costruire una piattaforma di valori e di scelte di politica economica e sociale", ha concluso Boccia allargando il suo ragionamento alla competizione interna alla coalizione.
Le parole che pesano di più, però, sono quelle su Zampolli: "Non lo conosciamo. Il Pd non conosce lui. E viviamo bene così". Il punto è che la notizia di quel pranzo, per Conte, è un grosso problema politico. Quel Pd che l'avvocato sta sfidando apertamente, infatti, non può che sfruttare quanto emerso a suo favore: l'incoerenza di Conte - il quale attacca Trump per poi pranzare con il suo emissario in Italia - è emersa con dirompenza. E insomma il Pd preferisce marcare le distanze: da Zampolli e anche da Conte.