Una nuova tragedia, 19 morti a Lampedusa. L'ennesimo sbarco che si conclude in un dramma. Il dramma dell'immigrazione. Una sciagura che viene subito cavalcata dalla sinistra per dar contro l'esecutivo. E tra le dichiarazioni da brividi, come spesso accade in simili circostanze, ecco distinguersi quella di Ilaria Salis, la quale cannoneggia su Instagram (e lo fa proprio nei giorni caldi dell'inchiesta sul suo conto in Germania e della vicenda del suo assistente).
Tant'è, veniamo alle parole della Salis. "Ieri a Lampedusa sono sbarcate settanta persone. Diciannove senza vita. Sono morte per ipotermia, alla deriva su un’imbarcazione di fortuna nel mare in burrasca. Nessuno è arrivato in tempo a salvarle", premette.
"Questo accade mentre al Parlamento europeo a Bruxelles le destre festeggiano in modo sguaiato la nuova stagione delle deportazioni di massa", riprende con la prima sparata. Quali "deportazioni di massa"? Quale "esultanza sguaiata?". Il riferimento di lady okkupazioni è chiaro e mira all'ok arrivato dai vertici Ue alla "linea-Albania", ossia alla strategia di ricollocamento degli irregolari sostenuta da Giorgia Meloni e dal suo governo. Nessuna "deportazione", dunque, ma un tentativo di gestire e regolare i flussi migratori. Una stretta funzionale anche al ridursi di tragedie come quella della vigilia a Lampedusa.
Ma l'intemerata dell'"antifa" Salis non è finita. Poi punta il dito direttamente contro il governo per lo stop imposto a Sea Watch. Il tutto, aggiunge, "mentre al Parlamento a Roma qualcuno vorrebbe aprire le porte ai fascisti di Casapound e gentaglia simile per parlare di remigrazione e si punisce chi si oppone a questo scempio". Già, "gentaglia". Salis indulge all'insulto compiaciuta. In questo caso il riferimento è alla sala stampa di Montecitorio occupata dai progressisti per censurare il convegno. Censura. Violenza contro le idee altrui. Tanto che ieri, mercoledì 1 aprile, 32 deputati sono stati sospesi fino a 5 giorni proprio per quell'increscioso episodio.
Finita? No, Ilaria Salis ha ancora qualcosa da dire. "Che tristezza, che squallore. Ma il vento cambierà. Perché, nonostante tutto, al di là delle minoranze rumorose e della propaganda becera e razzista, sono convinta che la maggioranza delle persone è migliore di così", conclude dall'alto del suo invisibile piedistallo, quella di una persona che si sente migliore delle altre, per definizione. E che per questo si sente legittimata ad insultare quegli "altri" che, fortunatamente, non la pensano come lui.




