Nel 1947 dopo un capo di Stato provvisorio come Enrico De Nicola, viene eletto il primo presidente della Repubblica, Luigi Einaudi: inizia così una lunga fase nella quale la partita per il Quirinale (che pur prevede una abbastanza regolare alternanza tra cattolici e laici) viene decisa innanzi tutto dalla Democrazia cristiana, anzi dalle sue vivaci correnti che spesso giocano in proprio nei rapporti con gli altri partiti (anche con i comunisti, e nel caso di Giovanni Gronchi con il Pci e il Msi). Come nel caso del nostro ordinamento giudiziario anomalo rispetto alle grandi democrazie occidentali, anche i poteri del presidente della Repubblica sono abbastanza originali rispetto ad altri Stati non presidenziali: con diversi, complessi rapporti tra Quirinale e Parlamento, con ruoli rilevanti del primo (nella scelta dei ministri, nello scioglimento delle Camere, negli indirizzi della politica estera e della Difesa, nella presidenza del Csm) ma sostanzialmente senza definite responsabilità. Anche nel disegnare il ruolo del nostro Capo dello Stato, al fondo si esprime il carattere di una Repubblica segnata dalla peraltro sacrosanta paura per il peso del passato regime fascista e dalla preoccupazione, altrettanto giustificata, di contenere gli effetti di una Guerra fredda, così condizionante la nostra vita politica grazie alla presenza del primo partito comunista del mondo occidentale.
Una certa ambiguità nei ruoli costituzionali ha disegnato, quindi, un Quirinale meno condizionabile di un Parlamento che doveva fare i conti con un’opposizione ben radicata nella società, e perciò in grado di diventare un referente particolarmente attendibile innanzitutto dei due a lungo principali interlocutori delle istituzioni italiane: gli Stati Uniti e il Vaticano. Un impegno peraltro non semplicissimo come dimostrano le rivolte popolari contro la presidenza Gronchi nel 1960, le dimissioni di Mario Segni (colpito peraltro da una trombosi ma comunque in gravi difficoltà politiche) le dimissioni di Giovanni Leone, i tentativi di destabilizzazione della presidenza Cossiga. Dopo il 1992 le basi dell’antico sistema sono saltate. Oscar Luigi Scalfaro è l’ultimo presidente che in qualche modo nasce dal confronto tra le correnti della Dc, anche se la sua elezione segue di fatto l’assassinio di Giovanni Falcone (ucciso due giorni prima dell’elezione dell’ottavo presidente) e avviene nel pieno della stagione di Mani pulite.
Il vecchio meccanismo del rapporto Capo dello Stato - Governo continua in qualche modo a funzionare come se ci fosse ancora la necessità di tener lontani i comunisti dal potere ma senza che ci siano più i comunisti, sostituiti via via dal conflitto di interessi berlusconiano, poi dagli euroscettici da contenere, poi dai populisti da svuotare, poi dai sovranisti da subordinare e così via. Intanto a Vaticano e americani, si aggiunge un’influenza particolare della Germania e della Francia, interessate a non dare troppo spazio a una quinta economia globale (fino all’arrivo della Cina nel mondo) peraltro zavorrata da un grande debito statale, ancor più pesante dopo l’entrata nell’euro.
Giuliano Amato al Quirinale? Lettera a Libero: "Le 88 ragioni del no"
Leggo su Libero di oggi che fra i candidati alla prossima elezione al Quirinale ci sarei anch'io. Non ho dubbi che l...È interessante notare come quel che resta dell’establishment italiano (con al centro la magistratura) e il sistema delle influenze straniere pilotino la vita dei Parlamenti in modo da evitare che una maggioranza di centrodestra possa conquistare il Quirinale; e così il governo Berlusconi del 1994 non deve durare fino al 1999 quando si sostituirà Scalfaro e non si devono sciogliere le Camere fino a che l’effetto berlusconiano sull’elettorato non si sarà attenuato, cioè fino al 1996 . Il governo di centrodestra (2001-2005) va, poi, sfiancato in modo che il Parlamento del 2006 possa eleggere Giorgio Napolitano, mentre il governo Berlusconi del 2008 deve cadere (l’arma è lo spread) in modo che nel 2013 non possa votare un presidente della Repubblica di centrodestra. Peraltro questa “tattica” la rivendica apertamente l’impolitico Mario Monti che dice: senza il mio governo, avreste Berlusconi al Quirinale. Invece grazie all’economista bocconiano e alla decadenza dal Senato di Berlusconi si può gestire sia il breve rinnovo di Napolitano sia un’elezione di Sergio Mattarella nel 2015 prima che un nuovo voto elegga un Parlamento incontrollabile, e, poi, la nuova scelta (in realtà “vecchia” perché si riconferma Mattarella) deve essere fatta prima del voto del 2022 che sicuramente (soprattutto contro quei pasticcioni dei 5 stelle) darà una maggioranza alla destra. Naturalmente nella gestione di questi processi politico-quirinalizi sono centrali esponenti non privi di esperienza e talvolta di saggezza, ex comunisti ed ex democristiani, che sanno di dover sostenere figure in grado di rassicurare una società non priva di tensioni: e le personalità scelte (i Ciampi, i Napolitano, i Mattarella) hanno queste caratteristiche e una concreta capacità di pacificare alcune delle lacerazioni della nostra società.
Gianmarco Mazzi al posto di Santanchè: chi è il nuovo ministro del Turismo
È Gianmarco Mazzi il nuovo ministro del Turismo dopo le dimissioni di Daniela Santanchè. Già sottos...Non è semplice trovare una soluzione al problema di rasserenare la nostra società e insieme non indebolire un governo (e più in generale un ceto politico oggi particolarmente logorato), in modo che possa essere in grado sia di difendere il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo, sia di dare una prospettiva più chiara alla nostra comunità. Il centrodestra in questo senso dovrà fare i conti con le forti preoccupazioni, prima ricordate, di non lacerare la nostra società e con questo obiettivo dovrebbe studiare come gestire il tempo che ci vorrà per andare al voto, per poi presentarsi forse non con un nome (anche se scelte condivise con settori responsabili dell’opposizione magari consentirebbero anche un’anticipata, forte e rassicurante scelta superpartes) ma con un metodo, che potrebbe anche essere utile per avviare quella fase costituente di cui l’Italia ha estremamente bisogno. Piccola consolazione tra seconda metà del 2026 e il 2027, soggetti come gli Stati Uniti, la Germania, la Francia avranno troppi problemi interni per esser eccessivamente influenti come nel passato sulle cose italiane, mentre cinesi e russi sono in grado al momento di fare solo abbastanza limitate operazioni di disturbo.




