Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. E anche se non ha più le stesse sembianze di quelle descritte da Karl Marx nel suo "Manifesto", fa comunque molto paura. Il motivo? Come nello scorso secolo sta trovando un partito che si fa appunto portavoce delle sue ragioni: quello cinese. E il frontman che si candida come principale interlocutore di Pechino sembra essere Giuseppe Conte. Per carità, non si tratta certamente di una novità. In fondo l'ex avvocato del popolo ha solo ricevuto il testimone da Beppe Grillo, storico promotore delle relazioni Italia-Cina. E come dimenticare la Nuova Via della Seta, quel trattato che riporta la firma proprio del leader del Movimento Cinque Stelle quando all'epoca era ancora l'inquilino di Palazzo Chigi. E ora la Cina potrebbe tornare ancora più vicina, anche perché l'ex premier si candida a essere il leader del campo largo che sfiderà Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche.
Giuseppe Conte ha scelto un'intervista a Bloomberg per promuovere le relazioni col Dragone e mandare un messaggio esplicito ai propri elettori e agli interlocutori cinesi. Ed è proprio così che si fa sentire il partito cinese europeo: si serve di espressioni come "autonomia strategica", "futuro condiviso", "nuovo ecosistema geopolitico" per esercitare il soft-power e abbindolare gli elettori. In fondo i simpatizzanti di Pechino utilizzano sempre gli stessi frame. Basti pensare a tutte quelle critiche all'Occidente. E in particolare agli Stati Uniti che intervengono militarmente in Venezuela e in Iran. Guarda caso due Paesi alleati proprio col regime comunista cinese. Ma non finisce qui. Da non dimenticare anche l'occhiolino strizzato a Vladimir Putin, utilizzando il pretesto del gas russo che tanto serve all'Europa. O, ancora, all'ideologia green, che ha distrutto il comparto industriale europeo favorendo la Cina con le sue rinnovabili sulle quali mantiene il controllo produttivo: dalle materie prime alle tecnologie.
"Giuseppi", però, è in buona compagnia. Con lui ci sono anche autorevoli sponsor del regime cinese che gravitano in orbita Pd. Un esempio? Romano Prodi, anche lui ex presidente del Consiglio, che ha di recente inaugurato a Pechino la "Agnelli Chair of Italian Culture". Poi c'è anche Massimo D’Alema - altro ex premier -, unico tra i politici italiani ospite di Xi Jinping, nel settembre scorso, alla parata militare per l'80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Pensiamo agli accordi di influenti testate, come Ansa e Sole24Ore, con media cinesi controllati dal Partito Comunista.
Dunque alle prossime elezioni politiche, non ci sarà in gioco soltanto il duello tra centrodestra e campo largo. Ci sarà molto di più: lo spostamento del nostro Paese da perno dell'Alleanza Atlantica a possibile partner cinese. E, di conseguenze, di tutti gli stati satelliti - e canaglia - del Dragone.