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Giuseppe Conte scrive di aver messo in riga Merkel e Draghi: tutto da ridere

di Pietro Senaldi mercoledì 15 aprile 2026

4' di lettura

Il Conte Dracula. L’obiettivo è succhiare fino all’ultima goccia di voto a Elly Schlein e chiunque ardisca sfidarlo alle primarie del campo largo. L’ex premier nega di porle come condizione necessaria per l’alleanza. Al contempo, fa capire che sono il solo modo con il quale la sinistra può ipotizzare un presidente del Consiglio diverso da lui, visto che «il metodo in vigore nel centrodestra, in base al quale a Palazzo Chigi va il capo del partito che prende più voti, non è un nostro automatismo», stabilisce. Ovviamente devono essere primarie costruite per farlo vincere. Le vuole «aperte anche ai non iscritti» e le immagina fitte di candidati, così che il Pd ne abbia tre o quattro mentre M5S solo lui. Al Tempio di Adriano non è Di Martedì, ma poco ci manca. Per l’anteprima della presentazione del suo libro, Una nuova primavera (Marsilio, 19 euro), riservata solo alla stampa e agli amici, Giuseppi si fa intervistare da Giovanni Floris.

Un monologo, con la variazione rispetto al consolidato copione che il tempo dedicato a imbrodarsi è quadruplo rispetto a quello consacrato alla critica a Giorgia Meloni e al governo di centrodestra. Ci sta; tutto perfettamente in linea con le 373 pagine di auto-agiografia nelle quali Giuseppi si descrive come una sorta di Donald Trump gentile. $ lui il più bravo, il più coraggioso, l’uomo che ha messo in riga Mario Draghi, Angela Merkel, Emmanuel Macron nonché l’attuale presidente americano in versione primo mandato; oltre naturalmente ad essere stato determinante nella rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale. Determinato; così vuole apparire e in fondo è per davvero. Quasi non cita gli alleati-rivali del campo largo, neppure Elly Schlein, ponendosi al di sopra di essi non a parole ma per status, nel contegno. Trump e Meloni sono i suoi competitor, con gli altri la partita è già vinta. «Non parlo dei singoli, perché non voglio dare l’idea di mischiare le questioni personali alla politica», è la scusa con cui porsi sopra gli altri. Però poi alla fine dell’ora e passa di garbata conversazione, nel silenzio della sala non plaudente, scopri che l’ex premier non ha parlato neppure di contenuti. Ma solo di se stesso.

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D’altronde era nelle premesse: «Ormai si fa politica raccontando la propria vita più che il programma», esordisce subito Floris, con malizia. «Era necessario, svelare il mio personaggio e la mia storia, visto che c’è chi dice che sono diventato premier perché passavo da via del Corso per caso», replica Giuseppi. $ la parte più genuina e veritiera della messinscena. Perché al di là delle chiacchiere, dove questo Zelig della politica vuole ritornare, a Palazzo Chigi, lo sanno tutti benissimo, ma da dove viene e perché, non è ancora chiaro, anche se l’interessato rivela di essere stato scelto da Beppe Grillo, quando «si accorse che ero l’unico in giacca e cravatta e disse che almeno ce ne era uno normale», nella mandria pentastellata di scappati di casa radunata dopo il trionfo elettorale del 2018.

A proposito. «Te lo do io Donald»: se fosse la prima puntata di un nuovo spettacolo di Grillo, la piece di ieri dell’affabulatore di Volturara Appula, che faceva le versioni di greco in pullman perché è un ragazzo di provincia che ne ha fatta di strada, potrebbe chiamarsi così. «Ho fatto dire al presidente Usa che sta sbagliando tutto e si è infilato in un tunnel, perché la forza militare va coniugata all’autorevolezza», gonfia il petto l’ex premier, al quale ancora non è passata la cotta per la Cina, presa per l’ennesima volta a esempio. E infatti: «$ un errore cercare di accontentare Donald, perché non si ferma mai; io invece sì... che ho firmato la Via della Seta. Figurarsi che quando mi suggerì di invadere la Libia per prendere il petrolio io mi rifiutai». In fondo ci aveva già pensato un altro Nobel per la Pace... Con tutto il rispetto, se quella di ieri era una discesa in campo, è stata molto fiacca. Conte accusa Meloni di «aver tradito i suoi elettori», sia quelli della destra sociale, sia quelli attratti dal manifesto neoconservatore che l’ha portata al governo.

Le rimprovera anche di non avere una posizione in politica estera. Si potrebbe ricordargli che lui la cambia a ogni refolo di vento, ma non è la sede. Se invece era davvero solo la presentazione di un libro, la manipolazione dell’accaduto a proprio uso e consumo è talmente scontata da consigliare la lettura solo a chi soffre di insonnia e non vuol ricorrere alle pastiglie per dormire. $ primavera ma pare novembre, un po’ come quando si esce a prendere una boccata d’ossigeno dopo aver assistito a questo spot già stanco al giro preliminare.

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