Il taser continua a spaccare la maggioranza di Palazzo Marino. All’interno della coalizione convivono sensibilità diverse e questo è un dato ormai appurato su più fronti. Ieri si è tenuta la prosecuzione della discussione avente ad oggetto “Armi comuni ad impulsi elettrici” da dare in dotazione alla Polizia locale. La seduta è stata particolarmente accesa e, al termine del confronto, la delibera è stata data per discussa: potrà quindi approdare in Aula per il voto già questo lunedì. Una vittoria anche di Libero. Ad aprire il dibattito Michele Albiani, presidente della commissione Sicurezza. Il dem, con tono vittimistico, ha iniziato i lavori spiegando come non gli siano piaciute le voci degli agenti della Locale che, sulle nostre pagine, hanno confidato che, se la delibera non fosse stata approvata, eventuali danni sarebbero stati chiesti al Comune. Albiani le chiama “minacce” e lascia passare il messaggio che, non essendoci nomi e cognomi, siano poco veritiere. Ricordiamo però ai lettori che chi decide di rilasciare dichiarazioni a un giornale è libero anche di non comparire con nome e cognome.
Al di là del fatto che si tratta di un quotidiano e che il lavoro del giornalista è quello di riportare, e non di inventare virgolettati, il nodo della questione resta un altro. Il taser è l’ennesimo tema che fa emergere quanto le fratture interne alla sinistra milanese siano ormai insanabili. C’è chi, tra le fila della maggioranza, seppur contrario, ricorda come ormai l’aula si sia espressa e continuare «questo dibattito sia poco serio» e «poco professionale», ha detto la dem Vasile e come al massimo si sarebbe dovuto evitare di votare favorevolmente alla sperimentazione. C’è chi ha persino cambiato idea, come il consigliere Enrico Fedrighini (Gruppo Misto) che inizialmente si era detto contrario ma che, dopo aver ascoltato e letto ulteriori documenti, si è detto favorevole. La dem Alice Arienta ha riconosciuto il fatto che sia uno strumento «richiesto in questo momento e penso sia qualcosa di importante e utile», ma ha evidenziato la necessità di parlare anche di salute mentale.
A tal proposito, Mirabelli ha confermato che da circa dieci anni nel Corpo esistono percorsi di supporto psicologico e «operatori ponte» appositamente formati per intercettare situazioni di disagio. Il comandante, interrotto a più riprese da Albiani, ha risposto in maniera esaustiva ad alcuni dubbi dei consiglieri ricordando anche come strumenti già in dotazione alla Locale, come lo spray al peperoncino, siano ormai mezzi obsoleti con limiti anche di utilizzo, «per esempio nei locali chiusi». Mirabelli ha poi ribadito, ancora una volta, per togliere ogni dubbio agli incerti, come gli agenti debbano seguire un rigido protocollo e come vengano formati per affrontare qualsiasi evenienza. Il comandante ha anche sottolineato come il taser verrebbe utilizzato solo in casi specifici.
Tra i dubbi dei dem c’è anche quello dell’utilizzo del taser nei confronti di donne incinte o di persone affette da particolari patologie. I dubbi della maggioranza derivano da quanto riportato nel documento preparato da Ats, dove si spiega che «bambini, anziani, donne incinte, soggetti con basso indice di massa corporea, soggetti sotto l’effetto di stupefacenti, farmaci o alcool sono indicati come ad alto rischio». Ma il presidente Albiani, nonostante le rassicurazioni, è andato dritto per la sua strada, cercando di trovare problemi laddove, secondo diversi consiglieri, non ci sarebbero. Per il dem, infatti, il problema sembrerebbe essere soprattutto di natura economica.
Albiani ha insistito sui costi e criticato la spesa del Comune per acquistare l’arma ad impulsi elettrici: in tutto 42mila euro per sei taser e circa 1.700 euro per l’armadietto. «Ci sono altre situazioni per cui quei soldi possono essere usati», ha detto Albiani. Il comandante ha però distinto il costo complessivo del pacchetto dal prezzo del singolo dispositivo: «Il costo di una pistola a impulsi elettrici oggi attualmente sul mercato è inferiore ai 2.000 euro, è intorno ai 1.500».
«Spiace per il vittimismo che a me sembra quasi un non volersi prendere delle responsabilità. Se non si vuole adottare il taser perché ritenuto non idoneo basterebbe dirlo; se invece lo si vuole adottare allora non si capisce perché aspettare così tanto, generando quindi dubbi ulteriori», ha detto il capogruppo della Lega in Consiglio comunale Alessandro Verri. Secondo il leghista, per quanto riguarda invece le donne incinte, «come ricordato dal comandante, il taser viene utilizzato dopo la necessaria formazione e comunque sulla base delle diverse situazioni». Per il capogruppo di Fratelli d’Italia Riccardo Truppo, invece, la domanda sorge spontanea: «Come fanno a candidarsi alla guida della città se non sono mai d’accordo su nulla?».
«Il Vietnam di Palazzo Marino continua e i prossimi dodici mesi saranno sempre più ricchi di sorprese dopo le varie delibere proposte dal centrosinistra e affossate dalla stessa compagine politica». Per Truppo, i gruppi politici «ufficialmente si nascondono all’ombra del sindaco e del mantra del voto libero e disordinato dell’aula. Intanto qui volano stracci». La commissione si è chiusa con una accesa lite tra Albiani e la collega dem Angelica Vasile, che ha criticato il suo approccio dicendo che «non sai mettere in ordine i numeri, non sai quanto pesano quei soldi usati per i taser sul bilancio del Comune». Il presidente a quel punto ha chiesto agli uffici di chiudere i microfoni, parlando di «un siparietto inutile e sgradevole».