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Quei liberal-conservatori veri padri della Patria

Da De Gasperi a Benedetto Croce, da Montanelli alla Fallaci. Ecco i profili moderati e antitotalitari che meritano un posto tra i pilastri repubblicani
di Corrado Ocone martedì 2 giugno 2026

3' di lettura

I liberal-conservatori, i moderati, non hanno mai avuto nell’immaginario repubblicano il posto che pure sarebbe spettato loro, se non altro perché il popolo italiano, come ha dimostrato in più occasioni, non ama le rivoluzioni o i repentini cambiamenti imposti dall’alto.

In Italia, diceva celiando Leo Longanesi, una rivoluzione non è possibile perché alla fine ci scopriamo tutti amici e parenti. Vari motivi hanno impedito che, fra i padri della Patria, un pantheon molto largo aperto anche a personalità che democratiche in senso occidentale proprio non sono state, ci fossero liberali e conservatori.

Senza dubbio, la storia: il fascismo aveva trascinato nel discredito anche la destra liberale che, secondo una certa storiografia, ne avrebbe addirittura favorito l’ascesa. In secondo luogo, la sapienza politica, strategica e tattica, di un Palmiro Togliatti, che, preso atto dell’impossibilità della rivoluzione italiana, si mosse subito alla conquista delle “casematte” della cultura. Senza dimenticare infine un certo congenito individualismo proprio dei rappresentanti più illustri del pensiero liberale e di destra italiani, incapaci di fare squadra per così dire.

ATLANTISMO

Eppure molte di queste personalità avevano tutte le credenziali per assurgere all’ideale pantheon repubblicano: antifasciste e anticomuniste al tempo stesso, schierate senza distinguo con l’Occidente capitalistico e con l’America, allergiche al conformismo del pensiero e aperte al confronto e alla dialettica fra opinioni diverse. Prima ogni altro citerei due politici, coloro che hanno forgiato la struttura del nostro Stato, imprimendogli una direzione atlantista, in politica internazionale, e fautrice all’industria e al mercato in economia: Alcide Gasperi (erede a suo modo di don Luigi Sturzo) e Luigi Einaudi. Entrambi, dopo aver compiuto l’opera loro, furono due sconfitti della storia, dovendo lasciare il passo a personalità che ritenevano loro compito “aprire a sinistra” come sul dirsi.

Non va poi dimenticato l’altro grande padre nobile del pensiero liberale italiano, Benedetto Croce, che risultò sempre più isolato e poi dimenticato nel secondo dopoguerra, sol perché voleva riaggangiare le sorti dell’Italia repubblicana a quella liberale post-risotgimentale e perché aveva individuato nel comunismo il nuovo nemico da combattere per tener salda la libertà. Come non inserire poi nel pantheon repubblicano grandi scrittori-giornalisti come Giuseppe Prezzolini, prima, e Indro Montanelli, poi. Entrambi allergici alla retorica democraticista imposta dalle sinistre, venati da un sano scetticismo, tennero sempre ben stretta la barra dell’antitotalitarismo, cioè furono insieme antifascisti e anticomunisti (individuando nei primi, sulla scia di un altro grande, Ennio Flaiano, i “nuovi fascisti”).

Loro erede può considerarsi Oriana Fallaci, che, con chiaroveggenza, intuì in tempi non sospetti la pericolisità dell’islamismo politico: non solo perché terroristico, ma anche perché volti a imporre in un domani non troppo lontano anche in Europa le leggi della sharia. Ma poiché l’immaginario è fatto anche, e forse soprattutto, dagli artisti, si può dire che tanti sono stati gli ostracismi perpetrati da certa cultura repubblicana verso irregolari o ferventi democratici di cui solo oggi si scopre la loro importanza in tutta interezza: registi come Pietro Germi, Mario Monicelli, Elio Petri; scrittori o poeti come Giuseppe Berto, Carlo Cassola, Eugenio Montale, Ignazio Silone e il grande Giovannino Guareschi (che però fu sempre un fervente monarchico); cantanti, che non vollero “impegnarsi” come Lucio Battisti, Rino Gaetano, Franco Battiato; editori come Edilio Rusconi.

LE ANOMALIE

In sostanza, può dirsi che la Repubblica, che ci ha certamente garantito libertà, pace e benessere, sia vissuta e prosperata nonostante due grosse anomalie: la presenza del fattore K individuato da Alberto Ronchey, che ha per fortuna impedito un’alternanza al potere della Dc coi comunisti; e la delegittimazione della destra, che ha impedito in Italia la nascita per un lungo periodo di un partito conservatore e ha ghettizzato i rappresentanti di una cultura di destra democratica e liberale. La prima anomalia ha provveduto a superarla la storia, la seconda invece consiste ancora oggi in una asimmetria che non porta a integrare, come sarebbe giusto, la cultura liberal-conservatrice nella più ampia cultura repubblicana, che ne uscirebbe sicuramente rafforzata. Il lavoro da fare è tanto, ma è di buon auspicio il fatto che almeno la destra politica abbia avuto accesso dopo tanti anni al potere statale.

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