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Micromega, spunta l'esilarante "glossario dell’estremismo di destra": le parole che terrorizzano i compagni

di Andrea Muzzolon martedì 2 giugno 2026

3' di lettura

Che a sinistra abbiano da sempre qualche “problemino” - se così vogliamo chiamarlo - con la legittimazione dell’avversario è cosa nota. La prova provata è il continuo ricorso alla retorica sul fascismo per attaccare chi fascista non è, da Giorgia Meloni in giù. Non stupisce quindi che la rivista rossa Micromega, nel presentare la sua rubrica “Glossario dell’estremismo di destra”, parli di «normalizzazione dei partiti di estrema destra»: un concetto pregno di quella presunzione di superiorità che a sinistra si sentono di avere per concessione divina. Gli ideatori di questo nuovo format l’hanno definito come la «cassetta degli attrezzi per poter smascherare le idee e i discorsi estremisti». Neanche a dirlo, sotto la categoria di “estrema destra” rientrano indistintamente tutti i partiti conservatori, di centrodestra, destra, sovranisti. Insomma, chiunque sia “colpevole” di opporsi alle derive della sinistra moderna, dall’ideologia woke (a cui è dedicata pure una puntata) al green, fino all’immigrazione incontrollata.
Ma andiamo a sbirciare in questa rubrica che conta già nove puntate.

Non c’è glossario che si rispetti senza quella parola che ultimamente fa venire l’orticaria a qualunque compagno: remigrazione. La prima contraddizione emerge fin da subito, con l’accostamento alla “pulizia etnica”. Tutto ciò fa specie dato che è l’autore stesso ad aver inserito il link alla definizione che le Nazioni Unite attribuiscono a “pulizia etnica”: «Una politica deliberata per rimuovere con mezzi violenti e che incutono terrore la popolazione civile di un altro gruppo etnico o religioso». Non proprio quello che propongono diversi partiti di destra. In Italia, per esempio, dove la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione ha raccolto oltre 126mila firme, viene chiarito fin dalle prime righe che l’obiettivo è l’istituzione di un «Programma Nazionale per favorire il rientro volontario e assistito di cittadini stranieri regolarmente presenti». Ma Micromega non si ferma certo qui. La narrativa sui migranti, secondo la rivista, farebbe da ombrello a «politiche di riduzione dei diritti sociali e civili, in particolare in materia di genere, per cui le donne dovrebbe occupare il loro posto “naturale”». Chissà se per “posto naturale” si intende la poltrona di presidente del Consiglio occupata da Giorgia Meloni in Italia o da Sanae Takaichi in Giappone, entrambe attaccata a più riprese nel glossarietto rosso. Oppure alle leadership di Marine Le Pen in Francia e di Alice Weidel in Germania, anche loro spesso nel mirino. Ma saremo maliziosi noi di Libero.

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La rivista insiste poi sul fatto che «un partito di centrodestra possa facilmente adottare narrazioni e retoriche tipiche dell’estrema destra». Il riferimento, per esempio, è ai Conservatori inglesi, “colpevoli” di adottare «il concetto del virus woke» come Nigel Farage e il suo partito Reform Uk. E proprio sul “wokismo” si concentra l’ultima puntata del glossario. Con maestria, rievocando l’origine afroamericana dietro all’uso del termine “woke” per denunciare il razzismo, viene capovolta la narrazione: da un lato la cultura woke «rivendica che la voce delle minoranze sia ascoltata», dall’altro chi vi si oppone «tutela esclusivamente la voce della maggioranza». Non solo: opporsi all’ideologia woke viene associato all’essere «razzista» e «omofobo», il classico protocollo di mostrificazione messo in atto verso chi non è allineato all’agenda immigrazionista e alle derive della propaganda gender che nulla hanno a che fare con la sfera affettiva. Chissà cosa ci aspetta nella prossima puntata...

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