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Giorgia Meloni alla Camera: "In Ue meno riunioni e più risposte"

giovedì 11 giugno 2026

6' di lettura

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata alla Camera per rendere le comunicazioni in vista della prossima riunione del Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno a Bruxelles. Dopo l’intervento della premier si aprirà la discussione generale. Al termine prevista quindi la replica di Meloni e successivamente le dichiarazioni di voto con gli interventi, tra gli altri, della segretaria del Pd Elly Schlein, del presidente del M5s Giuseppe Conte e del deputato di Avs Angelo Bonelli. 

"Il prossimo Consiglio Europeo si riunirà ancora una volta in una fase di trasformazioni profonde, di sfide complesse, dalla guerra in Ucraina, che proprio oggi supera per durata la Prima guerra mondiale, alla crisi in Medio Oriente, dalle tensioni che impattano sull'economia globale, alle esigenze di rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, dalle iniziative necessarie a garantire competitività al nostro al nostro sistema produttivo, fino alle nuove emergenze sanitarie internazionali, l'Unione Europea è chiamata a dimostrare capacità di iniziativa, unità, visione strategica", è l'esordio del premier. 

"A oltre 4 anni dall'avvio dell'aggressione russa contro Kiev, quell'aggressione a dispetto dei continui proclami non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all'eroica resistenza del popolo ucraino, al sostegno che la nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa. Dopo il fallimento dell'offensiva invernale, anche l'annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato insuccessi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo e dal primo gennaio 26 ad oggi Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo. Deriva anche da qui la frustrazione di Mosca che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile, così come gli ultimatum rivolti a Kiev per le ripetute violazioni dello spazio aereo dell'Unione Europea e della Nato che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania, comportamenti inaccettabili che l'Italia ha condannato e condanna con fermezza. La nostra solidarietà all'Ucraina resta piena, convinta, concreta - prosegue -. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, progetti per la ricostruzione. La nostra linea non cambia. Sostenere Kiev, mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l'unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all'apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il 20esimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà di cessate il fuoco e l'avvio di trattative reali, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica".

Infatti, "la fermezza da sola non basta più, dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace lavorando insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l'unità euro-atlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile ma necessaria. Solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall'Europa, riguardano l'Europa, impattano sull'Europa ed è all'Europa a doverle negoziare. Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o auto esclusione – spiega la premier -. Continuo a porre il tema della necessità che l'Europa avvia una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi. L'Unione Europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per ma per farlo, una volta stabilito in maniera univoca quale sia dal nostro punto di vista l'obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero dal mio punto di vista non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che allo Stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell'intera Europa. Per questo motivo sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli stati membri per portare il punto di vista dell'Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare". 

Da qui la frecciata all'Ue: "Il percorso di adesione"dell’Ucraina all’Ue "dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i paesi candidati, inclusi la Moldova e i paesi dei Balcani occidentali. Insomma, tanto sull'Ucraina quanto sui Balcani, le nostre posizioni sono sempre le stesse e le rappresentiamo con chiarezza e coraggio in ogni sede, indipendentemente dalla partecipazione o meno alla singola riunione. E anzi, dal mio punto di vista, se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi".

Per quanto riguarda il Golfo, "sul piano diplomatico, continuiamo a sostenere l'altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran e l'importante opera di facilitazione svolta da diversi paesi, in particolare Qatar e Pakistan, nella consapevolezza che il negoziato resta fragile e che le questioni ancora aperte sono molteplici e complesse, sempre che un negoziato sia ancora possibile alla luce delle ultime notizie che conoscete". Non manca poi la replica a Israele: "L'Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l'odio e l'estremismo, compromettendo la prospettiva dei due Stati, o come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare a fronte dell'inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani. E approfitto anche per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto sulla nostra nazione qualche giorno fa, dichiarazioni che considero inaccettabili per l'Italia, ma anche poco dignitose per Israele". 

Servita la stoccata a Pd e compagni: "Mi piacerebbe ci fosse un confronto capace di andare oltre la polemica", "voglio sperare che la necessità di perseguire la via dei due stati sia principio condivisi qui da tutti", "sono le linee storiche della politica italiana perseguite dai governi di tutti i colori politici. Non ci siamo nascosti sull'illegalità della situazione a Gaza" e abbiamo manifestato "ferma opposizione allo sfollamento dei palestinesi".

"Collegata alla crisi in Iran e anche la ripresa del conflitto in Libano - aggiunge -, una nazione alla quale l'Italia è legata da una profonda amicizia e da un impegno storico per la pace e la stabilità. È testimoniato, del resto, da decenni dai nostri soldati che ancora una volta voglio ringraziare per il loro prezioso lavoro condotto in Libano con professionalità, coraggio e senso dello Stato. Proprio per questo siamo stati e saremo sempre molto chiari: ogni attacco contro Unifil, contro il suo personale, contro le sue basi, contro la libertà di movimento della missione è inaccettabile. Lo abbiamo condannato senza ambiguità, continueremo a farlo. La sicurezza dei caschi blu deve essere garantita da tutti gli attori sul terreno. Chi colpisce o minaccia Unifil non colpisce soltanto una missione delle Nazioni Unite, colpisce la comunità internazionale ed è uno dei pochi presidi che in questi anni hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio". 

Sull'Italia, invece, Meloni fa sapere che "dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto" da Bruxelles "la risposta che auspicavamo. La possibilità di attivare su base volontaria la cosiddetta National Escape Clause ci consentirà di investire 14 miliardi di euro nei prossimi 3 anni per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia che colpisce soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani. Si tratta di un risultato molto importante, che in parecchi consideravano impossibile, ma che abbiamo centrato dimostrando la capacità dell'Italia di far valere in Europa i propri interessi e proporre soluzioni efficaci e di buon senso. Con lo stesso pragmatismo nelle prossime settimane provvederemo a definire, in stretto accordo con la Commissione, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto e questo consentirà, tra l'altro, di alleggerire il bilancio nazionale, di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura. Sono, in sostanza lontani i tempi in cui l'Italia, per avere maggiore flessibilità di bilancio, doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio. Quelli erano altri tempi. Oggi c'è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità proprio mentre può vantare una riduzione dell'80% degli immigrati illegali che sbarcano sulle sue coste".

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