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Nuova Lega, Salvini chiama i big del partito: il ruolo chiave di Zaia

di Fabio Rubini sabato 13 giugno 2026

4' di lettura

A sbloccare lo stallo creatosi dopo l’ultimo consiglio federale, mercoledì scorso, ci si è messo Matteo Salvini in persona. A convincerlo è stata una constatazione fatta a mente fredda: tutti quelli che erano presenti a Roma - anche i più critici- erano lì per un senso di appartenenza alla Lega, che non può essere messo in discussione da qualche parola di troppo o da qualche tono sopra le righe. Chi sta vicino al leader racconta di un Salvini che si è messo a testa bassa nel ricucire gli strappi e convincere anche i più scettici ad accettare il restyling del partito che dovrebbe avere un primo assaggio mercoledì prossimo. Li sta chiamando tutti, uno per uno, per smussare gli angoli e dare slancio a una Lega che sta vivendo un momento di stallo. Ma non è il primo, ragionano in via Bellerio, e non sarà nemmeno l’ultimo. La forza della Lega, del resto, è sempre stata quella di sapersi reinventare per rialzarsi. E in pochi dubitano che questa volta non accada.

Sul modello che Salvini sta studiando non vi sono certezze, anzi no. L’unica cosa che ad oggi appare sicura, è che non ci sarà una divisione del partito in stile bavarese: «La Lega è una e resta una». Questo però non vuol dire che il segretario non stia pensando a una riorganizzazione ad hoc per il Nord, territorio in cui la Lega è nata e dove ha ancora il suo radicamento più forte. Qui negli anni il partito si è strutturato in maniera capillare e proprio questa peculiarità dovrà essere ripresa e rilanciata, con in prima linea i big e gli amministratori del Carroccio, portatori del «buon governo» di cui il Carroccio è capace.

PIÙ AUTONOMIA AL NORD

L’idea che circola è quella di uno Zaia vicesegretario con buona autonomia sulle scelte da fare al Nord, naturalmente in condivisione con il segretario federale. Il modello che ha in mente Salvini è quello che sta succedendo nel Centro-Sud con Claudio Durigon, vicesegretario che gode di buona autonomia sui territori. Del resto Zaia è l’uomo chiave in questo rilancio della Lega e non necessariamente solo al Nord. Senza di lui l’operazione risulterebbe quantomeno depotenziata. E il primo a saperlo- e a dirlo- è proprio Claudio Durigon, che ha parlato di Lega nel corso di un’intervista a SkyTg24: «Luca (Zaia, ndr) è una grande persona che può dare risposte forti. È una persona dalla bella immagine, che ha fatto un grande risultato portando a casa duecentomila preferenze come candidato consigliere regionale. Credo che oggettivamente Salvini troverà la miglior strada per tutti». E ancora: «Luca ha detto anche una cosa importante e cioè che la Lega è unica ed è bello rimarcare anche questo. Faccio il vicesegretario della Lega e come delega Salvini mi ha detto di coordinare le politiche del Centro-Sud, dal Lazio in giù. Oggettivamente - ragiona Durigon - se poi questo si chiama modello Cdu, per me non è un problema. Penso che il segretario ti dia dei compiti, e come vice cerchi di portarli avanti nel migliore dei modi possibili e se lo faccio male è giusto che mi rimuova».

Anche se ieri sera Attilio Fontana, a Zapping, Su RadioUno è tornato a parlare delle due leghe: «Per noi è il modello che garantisce i territori», ma spiega: «Non ci sarebbe una diarchia con Salvini, ma competenze diverse, funzioni diverse: chi si occupa più del territorio e chi fa la sintesi a livello nazionale».

L’altro tema emerso dal consiglio federale dell’altro giorno è la volontà di riportare subito Matteo Salvini al Viminale. Gli sherpa sono al lavoro e in qualche modo l’attacco diretto sferrato venerdì in diretta tv dalla Meloni a Vannacci, potrebbe aiutare alla realizzazione dell’obiettivo. Se la maggioranza vuole indebolire la narrazione dell’ex generale servono fatti. Quelli che Salvini aveva portato a casa da ministro dell’Interno.

OPERAZIONE VIMINALE

Anche di questo ha parlato Durigon a SkyTg24: «Io penso che oggettivamente avere un politico in un ruolo così importante dove c’è una carenza forte di percezione di sicurezza avrebbe sicuramente un effetto maggiore». Questo «non significa che Piantedosi non stia facendo un grande lavoro», ma insomma «Matteo Salviin sul tema della sicurezza potrebbe incidere molto di più per il governo in toto. Se noi facciamo giocare il centravanti a fare il centravanti - spiega il vicesegretario con una metafora calcistica -, è più facile che faccia gol, visto che nasce centravanti». Poi da qui a dire che la cosa sia fatta, ce ne passa. Ma intanto, anche rispetto al recente passato, non si sono registrate prese di posizione in senso contrario. Segno che anche a Palazzo Chigi si stanno facendo riflessioni in merito a questa mossa.

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